Famiglie delle vittime di Amatrice chiedono un fondo nazionale: appello da Orvieto per un emendamento alla legge di bilancio
A Orvieto, familiari delle vittime e rappresentanti politici chiedono un intervento unitario per definire diritti e ristori; proposto un fondo da 60 milioni e 200mila euro per nucleo
A Orvieto si è svolta una conferenza stampa promossa dall'Associazione 3.36, da Articolo 21 e dalle forze politiche del cosiddetto Campo largo, alla quale hanno preso parte parlamentari, la sindaca di Orvieto Roberta Tardani e familiari delle vittime del terremoto di Amatrice. L'iniziativa mirava a chiedere un impegno trasversale del Parlamento per riconoscere diritti e sostegni ai congiunti delle persone decedute in calamità.
A intervenire è stato in particolare Mario Sanna, padre di Filippo, che ha raccontato la sera prima della tragedia: “Quella era una bella serata, una serata di festa. C'era lesta ad Amatrice e mio figlio Filippo stava con gli amici. Si presentava più che col suo nome, col suo sorriso. Sereno, felice, giovane, pieno di vita. Quella sera però è tornato a casa presto. Ha salutato me e sua madre. Ci vediamo domani mattina, ci ha detto salendo le scale per andare in camera sua. Poi, alle 3.36 di notte, quel ci vediamo domani mattina è diventato un addio”. Sanna ha poi attribuito la morte del figlio a carenze nei controlli e nella vigilanza: “Filippo è morto perché quella casa dove soggiornavamo non era in regola, perché comunque i permessi erano stati dati, i controlli non avevano rilevato nulla. Filippo è morto perché lo Stato non ha vigilato, non lo ha protetto”.
I partecipanti hanno chiesto che nella prossima legge di bilancio venga inserito un emendamento che istituisca un fondo dedicato ai familiari delle vittime di calamità, evitando di dover riaprire la stessa discussione a ogni nuova tragedia. Nella proposta illustrata si parla di 200.000 euro a nucleo familiare e di un fondo complessivo di circa 60 milioni di euro. I promotori hanno ricordato che, parallelamente, lo Stato è intervenuto per la ricostruzione post-sisma di Amatrice con oltre 15 miliardi di euro.
Mario Sanna ha denunciato anche le difficoltà incontrate nelle precedenti iniziative parlamentari: ha ricordato tentativi proseguiti per oltre dieci anni e un emendamento non approvato nel 2023, citando il coinvolgimento dell'onorevole Paolo Trancassini. Sanna ha sottolineato come spesso gli interventi legislativi cadano con la fine dei governi: “Quando un governo cade le leggi muoiono, e si deve ripartire da capo”.
Durante la conferenza sono stati richiamati precedenti interventi dello Stato dopo grandi calamità: il sostegno alle famiglie delle vittime dopo il terremoto del Friuli del 1976 e quello dell'Irpinia del 1980 (con contributi indicati all'epoca in lire) e provvedimenti ad hoc per la strage di Viareggio e per quella di Rigopiano.
Sono intervenute anche le famiglie Gianlorenzi e Marinelli, che hanno ricordato la perdita di Matteo Gianlorenzi e della moglie Barbara Marinelli, rimasti vittime ad Amatrice mentre alloggiavano all'Hotel Roma. Per quel caso si sono accertate responsabilità penali e civili e sono state disposte sentenze di risarcimento, che però non sono state effettivamente erogate perché i responsabili non disponevano di beni o erano deceduti. Le famiglie hanno inoltre segnalato ritardi nell'ottenimento di rimborsi per i funerali di Stato.
Sul piano politico i promotori dell'iniziativa hanno chiesto unità tra maggioranza e opposizione. Damiano Bernardini, segretario regionale umbro del Pd, ha sollecitato un impegno condiviso “dal Nazareno”. La sindaca Roberta Tardani ha chiesto unità per dare una risposta di giustizia. Il parlamentare del Pd Valter Verini ha proposto che consiglieri regionali e comunali esprimano sostegno unitario e ha proposto di fissare a Roma, per settembre, un incontro tra i familiari delle vittime e tutti i partiti rappresentati in Parlamento, sottolineando che “Abbiamo un'ultima sola occasione prima della fine di questa legislatura. Un emendamento unitario alla legge di bilancio… Deve passare lì perché poi al Senato, se la legge viene blindata, non ci sono speranze, come accadde nel 2023. Per questo dobbiamo essere tutti e tutti d'accordo.”
Dopo dieci anni dalle tragedie di Amatrice, le famiglie dei deceduti rilanciano l'appello per un provvedimento stabile che riconosca diritti e sostegni specifici alle vittime e ai loro congiunti, definendolo una questione di giustizia e non solo economica.