Nazionale · 21 Agosto 2026

Difterite: cos'è la malattia, come si trasmette e perché la vaccinazione è determinante

L'Istituto superiore di sanità e il Ministero della Salute richiamano l'attenzione su sintomi, complicanze e misure di prevenzione; nel 2022 in Italia tre casi importati

Difterite: cos'è la malattia, come si trasmette e perché la vaccinazione è determinante

La difterite è una malattia infettiva acuta causata dal batterio Corynebacterium diphtheriae. Una volta entrato nell’organismo, il batterio rilascia una tossina che può danneggiare o distruggere organi e tessuti; la gravità dipende anche dal tipo di batterio e dalla sede dell'infezione.

Secondo l'Istituto superiore di sanità (Iss), il tipo più diffuso colpisce in particolare gola, naso e talvolta tonsille; esiste inoltre una forma, prevalente nelle zone tropicali, che provoca ulcere cutanee. Più raramente l'infezione può interessare vagina o congiuntiva. L'Iss sottolinea che, pur potendo manifestarsi a qualsiasi età, la difterite riguarda essenzialmente i bambini non vaccinati e che nei Paesi a clima temperato si diffonde soprattutto nei mesi invernali.

Dagli ultimi dati disponibili del Ministero della Salute, nel 2022 in Italia sono stati registrati tre casi di C. diphtheriae tossigeno: due manifestazioni cutanee e un caso con manifestazione sia respiratoria sia cutanea, tutti di importazione. Dei tre casi, due sono stati confermati microbiologicamente dall'Iss.

La trasmissione avviene principalmente per contatto diretto con una persona infetta e, più raramente, tramite oggetti contaminati da secrezioni delle lesioni. In passato anche il latte non pastorizzato è stato un veicolo di infezione.

Il periodo di incubazione varia da due a cinque giorni. Quando l'infezione riguarda l'apparato orofaringeo, i primi segni sono mal di gola, perdita dell'appetito e febbre leggera. Entro due-tre giorni può comparire una caratteristica membrana grigiastra sulla superficie delle tonsille e della gola, con margini infiammati; tali lesioni possono talvolta sanguinare e assumere colorazioni verdastre o nere. Altri segni possibili includono gonfiore del collo e ostruzione delle vie respiratorie.

La tossina difterica può diffondere attraverso il circolo sanguigno e raggiungere organi vitali, determinando complicanze serie a livello cardiaco come aritmie con rischio di arresto cardiaco, miocardite e insufficienza cardiaca progressiva. Generalmente la malattia può avere un decorso benigno, ma in alcuni casi le complicanze sono gravi.

Nella pratica clinica la difterite va considerata nella diagnosi differenziale di faringiti batteriche e virali, mononucleosi infettiva, sifilide orale, candidosi e angina di Vincent. La conferma diagnostica si ottiene tramite esame batteriologico delle lesioni.

Il trattamento prevede l'immediata somministrazione di antitossina e antibioticoterapia (eritromicina o penicillina), seguiti dall'isolamento del paziente per limitare il contagio. In genere, già dopo due giorni di terapia i pazienti non risultano più contagiosi.

La misura di prevenzione più efficace è la vaccinazione. Disponibile dal 1920, il vaccino antidifterico contiene la tossina inattivata in grado di stimolare la produzione di anticorpi protettivi. Di norma viene somministrato in combinazione con i vaccini contro tetano e pertosse (DTP); nei neonati si utilizza spesso il vaccino esavalente che protegge anche contro poliomielite, epatite B e infezioni invasive da Haemophilus influenzae B.

Il vaccino è raccomandato per tutti i bambini nel primo anno di vita, per gli adulti non vaccinati e per i viaggiatori diretti in aree dove la malattia è endemica.

Fonte: Raccontiamo Città

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