Italia con Francia, Germania e Regno Unito chiede a Israele di fermare i bandi per E1; tensioni regionali e minacce all'Europa
La dichiarazione congiunta solleva preoccupazioni per la continuità territoriale in Cisgiordania; sullo sfondo, accuse reciproche, possibili sanzioni UE e allarmi su escalation regionale
Quattro Paesi europei, tra cui l'Italia, hanno firmato una dichiarazione congiunta — insieme a Francia, Germania e Regno Unito — in cui chiedono con fermezza al governo israeliano di fermare la pubblicazione dei bandi di gara per l'area E1 della Cisgiordania, ritenendo che il progetto rischi di spezzare la continuità territoriale e compromettere la nascita di uno Stato palestinese. Il Ministro degli Esteri britannico Ed Miliband aveva definito l'iniziativa "inaccettabile, distruttiva e pericolosa per la soluzione dei due Stati".
Il governo israeliano ha respinto le critiche: il Ministro degli Esteri Gideon Sa'ar ha bollato il tono delle dichiarazioni come "paternalistico" e ha ricordato che le decisioni sullo sviluppo dell'area risalgono al 2025. Il progetto E1, concepito originariamente negli anni '90 e a lungo congelato, ha visto un'accelerazione con l'annuncio del sindaco di Ma'aleh Adumim, Guy Yifrach, sull'avvio della costruzione delle prime 1.400 unità abitative. I piani approvati nell'agosto 2025 prevedono in totale 3.412 nuove abitazioni su un'area di 12 chilometri quadrati, con un impatto stimato di circa 12.000 nuovi residenti.
Il progetto aveva già suscitato ripetute critiche internazionali: il ministro di estrema destra Bezalel Smotrich aveva definito l'ampliamento E1 come il "colpo di grazia" per le aspirazioni statali palestinesi, e aveva affermato che il piano "cancella praticamente l'illusione dei due Stati". Anche l'Alto rappresentante dell'UE Kaja Kallas aveva espresso forti preoccupazioni. Nel frattempo un cartello di organizzazioni per i diritti umani e comunità palestinesi ha presentato ricorso al Tribunale distrettuale di Gerusalemme per chiedere un'ingiunzione provvisoria a bloccare la prima gara d'appalto nell'area.
Secondo quanto riferito dalla tv israeliana Canale 13, citando due diplomatici occidentali, l'Unione Europea starebbe preparando un pacchetto di sanzioni iniziali da imporre qualora i lavori in E1 dovessero proseguire. Il piano, sempre secondo la ricostruzione della rete televisiva, prevedrebbe l'etichettatura dei prodotti provenienti da Israele (non solo quelli dagli insediamenti), la riduzione delle collaborazioni accademiche e l'interruzione di alcune collaborazioni in materia di sicurezza e diplomatiche. Si segnala inoltre che gli Stati Uniti non si opporrebbero a tali misure, secondo la stessa fonte.
Sul fronte diplomatico statunitense, il Times of Israel riporta che l'amministrazione Trump intende impedire per il secondo anno consecutivo al presidente dell'Autorità nazionale palestinese Mahmoud Abbas di recarsi a New York per intervenire all'Assemblea generale delle Nazioni Unite il mese prossimo. Lo scorso anno il Dipartimento di Stato aveva negato o revocato i visti a esponenti dell'Autorità palestinese e dell'Olp, inclusi Abbas, che poi intervenne in collegamento video; Washington aveva allora motivato la scelta con accuse di "non rispettare i propri impegni".
La situazione mediorientale è accompagnata da crescenti tensioni con l'Iran: il presidente Usa Donald Trump ha annunciato l'intenzione di applicare sanzioni economiche severe contro Teheran, definite dallo stesso articolo un "D-Day economico". In risposta il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha scritto su X: "Il cosiddetto 'D-Day economico' è un diversivo per distogliere l'attenzione dalla crisi americana: un debito senza precedenti e tassi d'interesse alle stelle.Insistere su politiche fallimentari non farà altro che portare a ulteriori sconfitte e all'inimicizia degli iraniani. Il terrorismo economico statunitense minaccia l'economia globale e la sovranità mondiale".
Il Financial Times, citato dall'articolo, riferisce che Teheran ha preso in considerazione la possibilità di attaccare obiettivi militari americani in Europa nel caso di un'escalation, indicando come potenziali obiettivi basi in Bulgaria e a Cipro. Le fonti citate dal quotidiano menzionano inoltre la valutazione di attacchi contro cavi sottomarini in fibra ottica nello Stretto di Hormuz. Tra gli episodi recenti richiamati c'è un attacco contro una base USA in Giordania il mese scorso, in cui sono rimasti uccisi tre soldati americani, definito dalle fonti come l'attacco a lungo raggio più preciso mai condotto dalle forze iraniane.
In ambito regionale, il presidente libanese Joseph Aoun, in visita in Vaticano, ha esortato il Papa e i funzionari vaticani a sostenere le richieste del Libano, in particolare l'attuazione delle disposizioni dell'accordo quadro firmato sotto l'egida degli Stati Uniti il 26 giugno dello scorso anno e il completo ritiro israeliano dai territori libanesi occupati. La presidenza libanese ha riportato che Aoun ha donato al Pontefice un busto del Beato Patriarca Elias al-Huwayyik e ha chiesto sostegno per la ricostruzione e il ritorno degli sfollati.
Infine, sul piano interno israeliano, il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir ha diffuso un video in cui mostra un cantiere che definisce come la struttura destinata alle esecuzioni di "terroristi palestinesi". Nel filmato il ministro afferma: "Ecco la struttura, è qui che verranno giustiziati i terroristi - Ci sarà una forca per l'impiccagione, sale da cui le vittime dei crimini potranno venire ad assistere come si fa negli Usa. Stiamo mantenendo la promessa fatta, c'era chi la sottovalutava, c'era chi la prendeva in giro: questo posto ora sta iniziando a prendere forma, la struttura è in costruzione".