Nazionale · 20 Agosto 2026

Dal terremoto del 24 agosto 2016 alla prevenzione: i risultati del Cnr

Dieci anni dopo il sisma che colpì Amatrice, Accumoli e l'Appennino centrale, studi e tecnologie del Consiglio Nazionale delle Ricerche si sono tradotti in strumenti per monitorare e gestire il rischio

Dal terremoto del 24 agosto 2016 alla prevenzione: i risultati del Cnr

Il terremoto del 24 agosto 2016, che interessò Amatrice, Accumoli e vaste aree dell’Appennino centrale, ha generato non solo distruzione e vittime ma anche una grande quantità di dati scientifici. Negli anni successivi il Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) ha impiegato queste informazioni per migliorare la conoscenza del territorio e sviluppare strumenti utili alla prevenzione e alla gestione del rischio.

L’integrazione tra osservazioni sul terreno, dati geofisici e informazioni sismologiche ha permesso di affinare la ricostruzione della struttura geologica dell’Appennino centrale e del sistema di faglie responsabile della sequenza che interessò Amatrice e Norcia. Il completamento del Foglio geologico “Norcia”, realizzato nell’ambito del progetto Carg, e le ricostruzioni tridimensionali sviluppate con il progetto Retrace 3D hanno reso più precisa la geometria delle faglie attive e il loro rapporto con gli ipocentri dei terremoti.

"Integrando osservazioni del terreno, dati geofisici e informazioni sismologiche, oggi disponiamo di una conoscenza molto più dettagliata della geologia e del sistema di faglie dell’Appennino centrale", spiega Massimiliano Moscatelli, direttore dell’Istituto di Geoscienze del Cnr. L’esperienza maturata dopo il sisma è confluita nel nuovo Cnr-Geo, l’Istituto di Geoscienze nato dall’integrazione di tre realtà di ricerca del Cnr e divenuto il più grande istituto dell’Ente, con l’obiettivo di concentrare competenze diverse nello studio della Terra e dei rischi naturali.

Gli studi nelle aree di Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto hanno evidenziato come il sottosuolo possa modificare gli effetti dello scuotimento, amplificando il movimento del terreno e favorendo fenomeni come frane e altri effetti indotti dal sisma. "È una delle principali eredità scientifiche del terremoto", osserva la ricercatrice Cnr-Geo Iolanda Gaudiosi. Sulla base di rilievi e modelli numerici è oggi possibile individuare con maggiore affidabilità le aree maggiormente esposte alle amplificazioni locali.

Nei 138 Comuni del cratere è stato costituito un patrimonio di dati e cartografie sugli effetti locali dei terremoti, utile per la pianificazione territoriale e la gestione del rischio. Il Centro per la microzonazione sismica, coordinato dal Cnr, raccoglie una delle più ampie basi di conoscenza disponibili su questi fenomeni. Un altro strumento operativo è la "Condizione limite per l’emergenza" (Cle), che consente di analizzare la funzionalità delle strutture strategiche e l’accessibilità per i soccorsi: nel 2016 solo il 22% dei Comuni del cratere disponeva di una Cle approvata; oggi la percentuale è salita all’86%.

L’evento del 2016 ha anche accelerato l’uso delle tecnologie satellitari per il monitoraggio delle deformazioni del suolo. Nelle ore successive al sisma, i ricercatori del Cnr-Irea elaborarono le prime immagini radar satellitari, misurando spostamenti che raggiunsero circa 20 centimetri nell’area di Accumoli. La tecnica DinSar ha dimostrato il valore dell’interferometria differenziale radar per rilevare le deformazioni legate alle faglie. Successivamente il Cnr-Irea ha sviluppato la tecnica P-Sbas, in grado di elaborare grandi quantità di immagini provenienti dalle costellazioni Cosmo‑SkyMed e Sentinel‑1, trasformando il monitoraggio da attività legata al singolo evento a un sistema permanente di osservazione del territorio. Queste tecnologie sono oggi impiegate per seguire deformazioni in aree vulcaniche come Campi Flegrei, Vesuvio, Etna, Stromboli e Vulcano, nonché per lo studio di fenomeni di subsidenza e dissesto idrogeologico.

L’eredità scientifica si estende anche a livello internazionale: nell’ambito dell’infrastruttura europea Epos i ricercatori del Cnr‑Irea hanno sviluppato un servizio capace di rilevare su scala globale le deformazioni della superficie terrestre provocate da terremoti di magnitudo superiore a 5,5. Gli algoritmi sono stati resi disponibili sul cloud, permettendo alla comunità scientifica internazionale elaborazioni automatiche e su richiesta. In questo senso, l’esperienza maturata dopo Amatrice ha prodotto conoscenze e strumenti condivisibili ben oltre il territorio direttamente colpito.

Fonte: Raccontiamo Città

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