Pietracatella, confronto in Questura nel caso delle morti per ricina
Gianni Di Vita ascoltato oltre tre ore e messo a confronto con una donna; indagine per duplice omicidio volontario resta contro ignoti
Oggi, 20 agosto 2026, la Questura di Campobasso ha svolto un confronto tra Gianni Di Vita — marito di Antonella Di Ielsi e padre di Sara Di Vita — e una donna indicata come sua amica. L'uomo è stato ascoltato per oltre tre ore. In questura erano presenti la procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, e il capo della Squadra Mobile di Campobasso, Marco Graziano.
La donna convocata è stata sentita ma non risulta indagata. Nei mesi scorsi era stata già ascoltata tre volte come persona informata sui fatti e, secondo la Procura, aveva negato di conoscere tensioni familiari; successivi riscontri investigativi avrebbero però messo in luce contraddizioni rispetto a quelle dichiarazioni.
Secondo gli inquirenti il confronto ha fatto emergere discrepanze nelle versioni fornite e ha avuto anche l'obiettivo di chiarire aspetti ritenuti utili a comprendere il possibile movente e il mezzo vettore del veleno, indicato come un alimento o una bevanda.
Il confronto è avvenuto due giorni dopo la nuova audizione di Alice Di Vita, figlia maggiore di Gianni e sorella di Sara, ascoltata martedì 18 agosto direttamente dalla procuratrice Antonelli. Le acquisizioni testimoniali proseguiranno nei prossimi giorni con ulteriori convocazioni. Al momento il fascicolo per duplice omicidio volontario aggravato dall'uso del veleno è contro ignoti.
Sul fronte degli accertamenti scientifici, la perizia autoptica depositata a luglio, di quasi 900 pagine, ha confermato che Antonella Di Ielsi, 50 anni, e la figlia Sara, 15 anni, sono morte per intossicazione da ricina: la tossina era stata individuata nel sangue delle due vittime dal Centro Antiveleni di Pavia e la circostanza è stata confermata nella relazione inviata in Procura. Le autopsie erano state eseguite il 31 dicembre 2025.
Gli esami effettuati sul marito Gianni e sulla figlia Alice dagli specialisti del Robert Koch Institute di Berlino hanno escluso che fossero entrati in contatto con la ricina: nei campioni di sangue gli esperti non hanno rilevato anticorpi indicativi di esposizione, risultato in linea con le analisi del Centro Antiveleni di Pavia.
I sopralluoghi nella casa di via Risorgimento a Pietracatella sono proseguiti: a fine luglio esperti italiani e del Robert Koch Institute hanno effettuato un lungo sopralluogo e il 30 luglio sono stati prelevati 131 campioni dall'abitazione e dai locali annessi, inviati ai laboratori del Robert Koch-Institut di Berlino per ricerche di eventuali tracce di ricina o componenti del Ricinus communis.
Sono stati inoltre sequestrati telefoni, computer, tablet, modem e altri dispositivi elettronici, e la Procura ha disposto l'estrazione dei dati per ricostruire rapporti personali, comunicazioni, ricerche sulla ricina e annotazioni sugli alimenti consumati nei giorni precedenti il malore.
Nei primi giorni dell'inchiesta erano stati sequestrati 19 alimenti presenti nella casa di Pietracatella e nell'abitazione della madre di Gianni, tra cui polenta, funghi, formaggi, olive, polpette, pesce, conserve e altri prodotti.
All'inizio delle indagini, in un primo filone che ipotizzava un'intossicazione alimentare, cinque medici del pronto soccorso del Cardarelli di Campobasso erano stati iscritti nel registro degli indagati per omicidio colposo e lesioni colpose. Con la conferma della presenza della ricina l'indagine ha assunto una nuova direzione. A luglio la Procura di Larino aveva parlato di “significativi passi avanti”, ma ha precisato che non erano ancora emerse persone formalmente indagate per i due omicidi.