La Russia avvia importazioni di carburante dopo attacchi alle raffinerie, avvertimenti su carenze e rincari
Il vice premier Novak conferma l’inizio delle importazioni; attacchi ucraini riducono capacità di raffinazione e bloccano gran parte delle esportazioni di cereali dal Mar Nero
Il vice primo ministro russo Alexander Novak ha confermato, citato dall’agenzia Tass, che la Russia ha cominciato a importare carburanti per far fronte a carenze nel mercato interno dovute agli attacchi ucraini contro impianti di raffinazione e allo stop di alcune raffinerie per manutenzione.
Novak ha dichiarato: “Le importazioni sono già cominciate e sono state adottate le necessarie regolamentazioni per permettere produzioni aggiuntive di carburanti di standard inferiori, cioè Euro 2, Euro 3 e Euro 4”. Il vice premier non ha specificato i Paesi fornitori; alcuni media ipotizzano India, Kazakhistan e Bielorussia.
Il presidente Vladimir Putin ha riconosciuto che gli attacchi non hanno provocato “conseguenze critiche” ma che “certamente danneggiano” l’economia russa, secondo quanto riportato dalla stampa. Nel corso di una riunione del Consiglio per lo sviluppo strategico si è discusso in particolare della carenza di carburanti, con misure già adottate dalle autorità, come il divieto all’export di benzina e diesel in alcune fasi e la razionalizzazione nelle vendite in molte regioni.
Testimonianze e comunicazioni aziendali riportate dai media internazionali rilevano code ai distributori in aree come Mosca e limiti agli acquisti in alcune reti: Gazprom Neft avrebbe limitato le vendite presso stazioni automatizzate a 40 litri per cliente e Rosneft a 30 litri per veicolo, mentre altre compagnie hanno segnalato restrizioni variabili e tempi di attesa più lunghi.
Parallelamente, attacchi alle navi e ai porti nel bacino del Mar d’Azov e del Mar Nero hanno interrotto gran parte delle esportazioni di cereali di Russia e Ucraina. Secondo calcoli di Reuters citati dalla fonte, le chiusure rappresentano una perdita di oltre il 97% della capacità di esportazione di cereali rispetto alla scorsa stagione; in media Russia e Ucraina esportavano complessivamente circa 7,2 milioni di tonnellate metriche al mese dai terminali della regione.
La sospensione quasi totale delle spedizioni dal Mar Nero ha portato importatori del Medio Oriente, dell’Africa e dell’Asia a rivolgersi a fornitori più costosi, con impatti sui prezzi globali dei cereali, sempre secondo le fonti citate.
La situazione energetica e alimentare in Russia è descritta nella fonte come influenzata sia dai raid ucraini su infrastrutture industriali e logistiche sia da interventi di manutenzione programmata; le autorità russe hanno avviato misure per aumentare l’offerta interna e per regolare le importazioni nel breve periodo.
I fatti riportati nella ricostruzione sono stati riferiti dalla Tass, da Reuters e da altri media internazionali citati nell’articolo originale del 19 agosto 2026.