Nazionale · 28 Ottobre 2026

Siher scarcerato: la gip esclude l'istigazione e parla di disobbedienza civile

L'ordinanza di 37 pagine della gip Tiziana Landoni revoca i «gravi indizi di colpevolezza» per istigazione aggravata dal terrorismo; la premier Meloni parla di «decisione vergognosa» e l'ANM contesta il suo intervento.

Siher scarcerato: la gip esclude l'istigazione e parla di disobbedienza civile
Immagini realistiche prodotte fedelmente al contesto della notizia con Freia

La gip Tiziana Landoni, richiamando la giurisprudenza della Corte Costituzionale degli anni '70, ha motivato la scarcerazione di Youssef Siher sostenendo che la libertà d'espressione può essere limitata solo quando è «effettivamente in gioco la tutela di altri beni» come la «sicurezza pubblica» e che l'istigazione a delinquere sussiste solo se le parole sono «concretamente» idonee a «provocare la commissione» di reati. L'ordinanza, lunga 37 pagine, ha ribaltato la lettura della Procura, escludendo il pericolo di fuga e cancellando i «gravi indizi di colpevolezza» per i reati di istigazione a delinquere aggravata dal terrorismo nei confronti di Siher, 30enne amministratore dei canali social del "Movimento 17 ottobre".

Secondo la gip, Siher non ha mai incitato alla violenza né richiamato le devastazioni milanesi, pur adoperando «toni aspri ed espressioni volgari». Laddove l'accusa aveva ravvisato l'organizzazione di una «sommossa», il provvedimento interpreta i fatti come la promozione di una «mobilitazione collettiva, 'consapevole'» e l'intento di «evocare azioni di 'disobbedienza civile'», escludendo la volontà di «arrecare un grave danno allo Stato» o di «intimidire la popolazione».

Accogliendo la linea difensiva dei legali Benedetto Ciccarone e Yasmina Abu Sharar, la gip osserva che la generica «dichiarazione di guerra» a un «presente infame» non era rivolta «alle istituzioni dello Stato» né collegata a condotte violente. Il cosiddetto "vademecum" per la "difesa in piazza" è stato ritenuto privo di riferimenti a «strumenti offensivi», l'indagato non avrebbe avallato le violenze attribuite ad altri utenti contro banche ed edifici pubblici, e il suo richiamo ad azioni in Francia è definito «assolutamente generico», limitato a un richiamo all'attivismo delle proteste francesi.

La decisione ha provocato reazioni politiche: la premier Giorgia Meloni ha definito in un video la scelta «Una decisione vergognosa». L'Associazione Nazionale Magistrati ha censurato l'intervento della presidente del Consiglio, parlando di «un attacco scomposto e intimidatorio alla magistratura». Il Tribunale di Milano ha poi stigmatizzato «la scarsa conoscenza dello Stato di diritto da parte di esponenti istituzionali».

Fonte: Raccontiamo Città

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