Vaccino mRNA personalizzato per il melanoma: fase 3 mostra riduzione del 42% delle recidive
Lo studio INTerpath-001, presentato a ESMO e in arrivo sul NEJM, segnala benefici aggiuntivi alla pembrolizumab; l'Italia è primo Paese per numero di pazienti arruolati
I risultati finali dello studio di fase 3 INTerpath-001, presentati in sessione plenaria al Congresso della Società Europea di Oncologia Medica (Esmo) e destinati a essere pubblicati a novembre sul New England Journal of Medicine, mostrano che un vaccino terapeutico completamente personalizzato a base di mRna ha efficacia nel ridurre le recidive del melanoma.
Lo studio ha coinvolto 1.137 pazienti con melanoma ad alto rischio in 157 centri nel mondo; l'Italia risulta il Paese con il maggior numero di pazienti arruolati e l'Istituto Nazionale Tumori di Milano è il centro con il maggior contributo (82 pazienti).
L'aggiunta del vaccino mRna-4157 all'immunoterapia con pembrolizumab ha ridotto, a due anni, il rischio di recidiva del 42% e il rischio di metastasi a distanza del 38% rispetto alla sola immunoterapia. Il vaccino è progettato su misura per ciascun paziente sequenziando il Dna del tumore rimosso e sintetizzando mRna che codifica fino a 34 neoantigeni esclusivi delle cellule tumorali di quel singolo individuo.
Una volta somministrato, l'mRna induce le cellule del paziente a produrre i neoantigeni, esponendo al sistema immunitario una "fotografia segnaletica" delle cellule tumorali residue e contribuendo a prevenire le recidive. La terapia adiuvante prevede nove somministrazioni nell'arco di un anno.
"INTerpath-001 è il primo e unico studio di fase 3 che ha dimostrato che, grazie alla combinazione del vaccino a mRna con l'immunoterapia, è possibile ottenere risultati superiori alla terapia standard - afferma Michele Del Vecchio, responsabile Oncologia Medica Melanomi all'Istituto Nazionale Tumori di Milano, che è il centro che ha coinvolto il maggior numero di pazienti al mondo nello studio (82) -. Inoltre, la nuova combinazione ha evidenziato buona tollerabilità, senza incremento di effetti collaterali".
"Questo è un vaccino non preventivo per soggetti sani, ma terapeutico dopo l'intervento chirurgico, progettato a partire dalle caratteristiche molecolari del tumore di ciascun paziente - spiega Paola Queirolo, coordinatrice della Rete melanoma, tumori cutanei e immunoterapia dell'Azienda Ospedaliera Metropolitana di Genova -. Lo scopo è potenziare ulteriormente il sistema immunitario contro il tumore".
Paolo Ascierto, presidente della Fondazione Melanoma, osserva che con questa tecnologia "non somministriamo più una cura generica, ma riprogrammiamo il sistema immunitario per distruggere il cancro nell'impronta unica di ogni singolo paziente".
In Italia i pazienti potenzialmente candidabili a questo approccio sarebbero circa 5.000 l'anno, su 13.000 nuovi casi annuali di melanoma. Il vaccino non è ancora disponibile: si attende l'approvazione degli enti regolatori (Fda, Ema e Aifa) e si valuta l'attivazione di programmi di accesso per i pazienti in attesa di autorizzazione.
La tecnica apre prospettive per vaccini mRna personalizzati anche in altri tumori (polmone, pancreas e genito-urinari), ma resta aperta la sfida della sostenibilità economica: il vaccino personalizzato presenta costi elevati che dovranno essere ridotti per garantire accesso e sostenibilità per i sistemi sanitari.