Estate 2026: otto donne uccise in poche settimane mentre entra in vigore la nuova norma sul femminicidio
Tra luglio e il 19 agosto almeno otto casi mortali su cui gli inquirenti valutano l’ipotesi di femminicidio; la legge 577‑bis è in vigore dal 17 dicembre 2025
L’estate italiana è stata segnata da una serie di fatti di sangue contro donne che, per la frequenza e le modalità, hanno riportato il tema del femminicidio al centro dell’attenzione nazionale. Tra luglio e il 19 agosto sono emerse almeno otto vicende mortali su cui gli inquirenti hanno contestato, riconosciuto o stanno valutando l’ipotesi di femminicidio: Luigia Fortunato nelle Marche (Loreto), Tania Sperindio nel Riminese, Dafne Rebaudo a Roma (Tor Bella Monaca), Daniela Florea a Torino, Tania Terrin nel Veneziano (Camponogara), Ornella Forastefano nel Cosentino (Trebisacce), Joanna Rouissi a Colleferro e Carmela Bifano a Corigliano‑Rossano, ancora oggetto di accertamenti.
La sequenza è cominciata a luglio con Luigia Fortunato, 33 anni, uccisa a Loreto con 50 coltellate: il marito ha confessato ed è stato fermato per omicidio volontario aggravato; la Procura non aveva in un primo tempo contestato il nuovo reato di femminicidio. Pochi giorni dopo, nel Riminese, Tania Sperindio è stata uccisa dall’ex marito, dal quale era separata da anni; gli inquirenti e le autorità locali hanno indicato il caso come femminicidio. A Roma, nella notte del 13 luglio, Dafne Rebaudo, 31 anni, è precipitata da una terrazza a Tor Bella Monaca; il compagno è stato fermato e per lui si procede sull’ipotesi investigativa di femminicidio.
Il 20 luglio a Torino è stata trovata morta Daniela Florea, 36 anni; il corpo era stato occultato nell’appartamento in cui viveva dopo la fine della relazione e l’ex è stato arrestato con accuse che comprendono femminicidio, maltrattamenti in famiglia e occultamento di cadavere. Durante la settimana di Ferragosto a Camponogara Tania Terrin, 39 anni, è stata uccisa dall’ex compagno, che poi si è suicidato: la donna aveva più volte denunciato l’uomo, nei cui confronti era stato emesso solo un ammonimento del Questore. In Calabria, Ornella Forastefano, 46 anni, è stata trovata agonizzante davanti al pronto soccorso di Trebisacce dopo una gravissima aggressione ed è deceduta per le lesioni; il compagno è stato fermato e la custodia cautelare confermata dal gip. Il 18 agosto a Colleferro è stata uccisa a coltellate Joanna Rouissi, 50 anni; il marito, 69 anni, è stato fermato e la Procura di Velletri procede per femminicidio. Nello stesso giorno è stato trovato il corpo di Carmela Bifano, 72 anni, con lesioni alla testa: il marito è stato fermato come indiziato e l’autopsia dovrà chiarire cause e modalità della morte, quindi il caso non può ancora essere considerato un femminicidio accertato.
Accanto agli omicidi mortali, nelle ultime settimane sono stati registrati diversi tentati femminicidi in Sardegna, Calabria, Catania e nel Bresciano. Pur mancando ancora un conteggio ufficiale che comprenda l’intero periodo estivo e con alcuni procedimenti in fase d’indagine, la sequenza di eventi è documentata e va letta insieme ai dati strutturali sulla violenza contro le donne.
Nel Dossier pubblicato dal Ministero dell’Interno a Ferragosto è indicato che nel primo semestre 2026 gli omicidi volontari sono stati 138, contro i 163 dello stesso periodo del 2025. Tra le vittime, le donne complessivamente sono state 34: 26 vittime di omicidio volontario e 8 vittime del nuovo delitto di femminicidio previsto dall’articolo 577‑bis del codice penale. Nel confronto con il primo semestre 2025 il numero complessivo delle vittime femminili di omicidio e femminicidio è sceso da 54 a 34, con una diminuzione del 37%.
La legge 2 dicembre 2025, n. 181, pubblicata in Gazzetta Ufficiale e entrata in vigore il 17 dicembre 2025, ha introdotto nel codice penale l’articolo 577‑bis: la nuova norma configura come femminicidio l’uccisione di una donna quando il fatto è commesso come atto di odio, discriminazione o prevaricazione, oppure attraverso controllo, possesso o dominio esercitati nei suoi confronti in quanto donna. La fattispecie include anche l’uccisione legata al rifiuto della donna di instaurare o mantenere una relazione affettiva o finalizzata a limitarne le libertà individuali; la pena prevista è l’ergastolo. Fuori dalle ipotesi previste dalla nuova norma resta applicabile l’omicidio volontario disciplinato dall’articolo 575: la legge obbliga il sistema giudiziario a verificare la motivazione di genere nei singoli casi, per cui non ogni donna uccisa è automaticamente catalogata come femminicidio senza accertamenti.
I dati strutturali citati nel dossier e nelle statistiche recenti confermano una caratteristica persistente del fenomeno: nel consuntivo 2025 del Ministero dell’Interno furono 97 le donne assassinate, di cui 85 uccise da una persona riconducibile all’ambito familiare‑affettivo. La serie storica ISTAT, riferita al 2024, stima 106 femminicidi su 116 donne vittime di omicidio, pari al 91,4%: 62 casi nell’ambito della coppia e 37 per mano di altri familiari.
La parola “femminicidio” è risultata la più cercata sul portale della Treccani nel 2026, ha reso noto l’Istituto il 18 agosto, segno di una crescente attenzione pubblica sul tema. Esperti e istituzioni richiamano come presupposto per la prevenzione la necessità di interventi culturali e di contrasto agli stereotipi di genere e alle asimmetrie di potere nelle relazioni, fattori che contribuiscono — secondo l’Istat e altri osservatori — alla dimensione del rischio prima che la violenza raggiunga l’esito più grave.