Treccani segnala le dieci parole italiane più diffuse nel mondo
Il progetto 'Onde - Parole italiane in viaggio' presenta una classifica che va da 'pizzaiuolo' a 'jeans' in occasione della Settimana della Lingua Italiana nel mondo
La classifica resa nota da Treccani raccoglie dieci parole italiane che si sono affermate a livello internazionale. Il progetto si chiama "Onde - Parole italiane in viaggio" ed è realizzato dalla Fondazione Treccani Cultura in accordo con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale per la Settimana della Lingua Italiana nel mondo, in programma dal 19 al 25 ottobre 2026. I contenuti saranno messi gratuitamente a disposizione degli Istituti Italiani di Cultura nel mondo.
Al primo posto figura pizzaiuolo, inteso come l'artigiano che prepara la pizza secondo tecniche tramandate; alla sua fama internazionale ha contribuito anche il riconoscimento UNESCO del 2017 che ha inserito l'“Art of Neapolitan Pizzaiuolo” nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell'umanità.
Al secondo e terzo posto si collocano espresso e moka. Il termine espresso era già utilizzato a Napoli nel 1912 per indicare il caffè preparato al momento con passaggio di acqua calda sotto pressione nella polvere macinata. La moka è la caffettiera ideata da Alfonso Bialetti nel 1933; il nome deriva da Mokha, il porto dello Yemen collegato ai carichi di caffè.
La quarta posizione è occupata dal tramezzino, nato nel 1925 al Caffè Mulassano di Torino per opera di Angela Demichelis. Secondo la tradizione il nome sarebbe stato suggerito da Gabriele d'Annunzio ed è collegato a "tramezzo", con riferimento sia alla farcitura racchiusa che allo spuntino fra i pasti.
Al quinto posto compare jeans: il termine deriverebbe da Gênes, il nome francese di Genova, riferimento al tessuto di cotone esportato dalla città. Dalla locuzione bleu de Gênes nacque il termine blue jeans; un tessuto analogo fu impiegato già intorno al 1860 per i pantaloni indossati da Giuseppe Garibaldi e dai Mille, oggi conservati al Museo Centrale del Risorgimento.
Il sesto posto è occupato da carpaccio, piatto a base di carne cruda tagliata a fettine sottili, attribuito a Giuseppe Cipriani, fondatore dell'Harry's Bar di Venezia, che lo preparò nei primi anni Sessanta per la contessa Amalia Nani Mocenigo. Il nome rende omaggio al pittore veneziano Vittore Carpaccio.
Al settimo posto c'è italic, la parola inglese per il carattere tipografico corsivo. La sua storia è legata al 1501, quando l'editore Aldo Manuzio affidò a Francesco Griffo la realizzazione di un carattere più stretto e inclinato per i suoi libri tascabili.
All'ottavo posto si trova stucco: parola di origine germanica entrata poi nel lessico italiano e riproposta nel Nord Europa grazie agli artigiani provenienti dalle zone dei laghi lombardi e del Canton Ticino che, a partire dal Cinquecento, si trasferirono in città come Vienna, Praga e Londra portando tecniche decorative e il nome del materiale.
Chiudono la classifica due termini musicali: al nono soprano, dal latino superanus, che indica la voce più acuta (estendibile anche al registro acuto di strumenti); al decimo falsetto, il registro vocale acuto usato per permettere a voci maschili di superare la propria estensione naturale, tecnica già impiegata nelle chiese del Cinquecento quando alle donne era vietato cantare.