Garante dei detenuti della Campania aderisce all’appello per un indulto "responsabile" contro il sovraffollamento
Samuele Ciambriello firma l’appello promosso da giuristi e magistrati e sostenuto dalla Conferenza Episcopale Italiana
Samuele Ciambriello, garante dei detenuti della Campania, ha reso nota la propria adesione all’appello per un "indulto responsabile" promosso da giuristi e magistrati e sostenuto dalla Conferenza Episcopale Italiana. In una lettera il garante ha spiegato di aver firmato con convinzione l’iniziativa.
Nel documento Ciambriello richiama i dati nazionali sulle carceri: oltre 65.900 persone recluse a fronte di appena 46.358 posti disponibili, con 55 suicidi accertati e 196 morti totali dall’inizio dell’anno. Ha sottolineato che tali numeri configurano una situazione che lo Stato è più volte stato chiamato a definire inaccettabile per trattamenti ritenuti inumani e degradanti.
La situazione in Campania, secondo il garante, è ancora più critica. A Poggioreale, dove i posti effettivi sono circa 1.350, sono presenti 2.307 detenuti — con un tasso di occupazione stimato tra il 167 e il 170 per cento, un surplus di oltre 950 reclusi e una carenza di circa 200 agenti. Anche nel carcere di Secondigliano si registrano più di 1.350 presenze e un indice di occupazione del 138 per cento; la gestione è complicata dalla presenza di reparti d’Alta Sicurezza e da carenze nei servizi sanitari. In tutta la regione, ha aggiunto Ciambriello, i detenuti in eccesso rispetto ai posti disponibili sono almeno duemila.
Il garante ha richiamato inoltre le sanzioni che l’Italia riceve a livello europeo per le condizioni carcerarie e ha affermato che firmare l’appello significa sollecitare una risposta a una situazione che definisce drammatica, incostituzionale e illegale. Ha precisato che non si tratta di un “liberi tutti”, ma di proporre un atto di clemenza accompagnato da misure di formazione, lavoro e percorsi di reinserimento sociale per ridurre la recidiva e aumentare la sicurezza.
Infine Ciambriello ha osservato che le carceri non devono essere utilizzate come "discarica sociale" per persone con dipendenze o disturbi psichici, le cui pene — ha sostenuto — dovrebbero essere scontate in strutture terapeutiche adeguate.