Napoli · 07 Ottobre 2026

Tribunale del Riesame conferma l'interdizione per il cardiochirurgo Guido Oppido

Revocata la sospensione per la collega Emma Bergonzoni

Tribunale del Riesame conferma l'interdizione per il cardiochirurgo Guido Oppido
Immagini realistiche prodotte fedelmente al contesto della notizia con Freia

Il Tribunale del Riesame di Napoli (collegio A dell'ottava sezione, presieduto da Antonio Pepe) ha confermato la misura interdittiva dalla professione medica per dodici mesi nei confronti del cardiochirurgo del Monaldi Guido Oppido. La sospensione era stata disposta a giugno dal Gip Mariano Sorrentino su richiesta della Procura di Napoli, con il procuratore aggiunto Antonio Ricci e il sostituto procuratore Giuseppe Tittaferrante, al termine delle indagini condotte dal Nas di Napoli.

Oppido è accusato dei reati di falso materiale e falso ideologico in concorso per la presunta falsificazione del referto operatorio relativo al trapianto di cuore del piccolo Domenico Caliendo, il bambino deceduto lo scorso febbraio dopo il trapianto eseguito il 23 dicembre 2025 all'ospedale Monaldi.

Il Tribunale ha invece revocato la sospensione di sette mesi nei confronti della cardiochirurga Emma Bergonzoni, ritenendo non sussistenti le esigenze cautelari a suo carico. Per Oppido, al contrario, i giudici hanno ritenuto presenti sia le esigenze cautelari sia gravi indizi di colpevolezza, valutazioni contestate dai legali dell'imputato, gli avvocati Alfredo Sorge e Vittorio Manes.

Secondo l'atto d'accusa, e come ricostruito dal Riesame, nel referto post-operatorio redatto il 26 dicembre Oppido e Bergonzoni avevano scritto che la cardiectomia e l'apertura del box con il cuore del donatore erano avvenute in contemporanea. La Procura sostiene invece che Oppido avrebbe iniziato la cardiectomia prima dell'arrivo del box in sala operatoria, circostanza che i giudici del Riesame hanno ritenuto provata.

Nell'ordinanza il Tribunale usa espressioni dure nei confronti del comportamento attribuito a Oppido, parlando di "spregiudicatezza" e di una "personalità tanto ostinata da far concretamente temere" il rischio di un nuovo falso in circostanze analoghe. I giudici hanno inoltre motivato che la falsa rappresentazione dei fatti avrebbe potuto privare i familiari di Domenico del diritto a una piena conoscenza degli eventi, complicare la posizione dei componenti dell'equipe dell'espianto e indurre i testimoni ad allinearsi a una ricostruzione ritenuta infedele; l'ordinanza riferisce anche della "rabbiosa reazione di Oppido" quando due sue collaboratrici si rifiutarono di assecondarlo nella versione contestata.

Fonte: Raccontiamo Napoli

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