Napoli · 22 Ottobre 2026

Kestè: il Tar Campania sospende la chiusura disposta dalla Questura

Il locale storico di Largo San Giovanni Maggiore torna operativo in attesa dell'udienza collegiale del 17 novembre

Kestè: il Tar Campania sospende la chiusura disposta dalla Questura
Immagini realistiche prodotte fedelmente al contesto della notizia con Freia

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania ha accolto la richiesta cautelare presentata dal Kestè, difeso dall'avvocato Alberto Saggiomo, e ha sospeso il provvedimento con cui la Questura di Napoli aveva disposto la chiusura del locale per quindici giorni ai sensi dell'articolo 100 del TULPS.

La chiusura era stata motivata dalla Questura con riferimento, tra gli altri elementi, a un grave episodio di accoltellamento avvenuto in via dei Marinis e a un post pubblicato dal titolare Fabrizio Caliendo sulla cosiddetta "zona rossa", per il quale Caliendo è stato denunciato per istigazione a delinquere. Il Kestè e la difesa hanno contestato qualsiasi collegamento della struttura con l'episodio violento e hanno ritenuto insufficienti gli elementi a sostegno della misura di chiusura.

Nella memoria della difesa viene inoltre richiamato il progetto culturale "Un Palco per Pino", citato tra i motivi della presunta pericolosità, e un precedente procedimento penale del 2022 nei confronti di Caliendo che era stato successivamente archiviato: elementi che, secondo gli avvocati, non giustificano un provvedimento così restrittivo.

Con il decreto n. 2891/2026 del 20 ottobre il Presidente della Quinta Sezione del TAR ha ritenuto sussistenti i presupposti di estrema gravità e urgenza, segnalando anche il rilevante danno economico derivante dall'immediata chiusura dell'attività. Il giudizio di merito sulla legittimità del provvedimento resta aperto e la trattazione collegiale è stata fissata per il 17 novembre 2026.

Fabrizio Caliendo ha ribadito di essersi impegnato nel tempo per iniziative di contrasto all'illegalità e per la riqualificazione del territorio di Largo San Giovanni Maggiore, sostenendo che le difficoltà dell'attività derivino dal degrado e dall'insicurezza dell'area. Il titolare ha inoltre respinto l'accusa di aggressione a pubblico ufficiale, definendola infondata.

Il Kestè ha annunciato l'avvio di una raccolta fondi per sostenere le spese legali legate alla vertenza e ha rivolto un appello alla società civile per far conoscere l'esperienza culturale della struttura. La vicenda rimane seguita in sede amministrativa e penale, con le prossime decisioni affidate alla trattazione collegiale del TAR.

Fonte: Raccontiamo Napoli

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