Milano, l'identikit dei giovanissimi coinvolti nei disordini secondo le forze dell'ordine
Le autorità descrivono ragazzi, molti minorenni, spesso ripresi con il telefono; TikTok indicata come piattaforma di riferimento
Un esponente delle forze dell'ordine, intervistato dall'Adnkronos, fornisce un identikit dei ragazzi che in questi due giorni hanno creato disordini a Milano: tutti molto giovani, molti minorenni, e con il telefono sempre in mano mentre compiono atti di vandalismo.
"Corrono veloci, non hanno bandiera, amano TikTok e mostrarsi: non rinunciano alle riprese neppure quando saccheggiano un negozio o rompono una vetrina e poi si vantano postando. C'è la chiama generazione S, a indicare la parola 'Selfie' e quel bisogno di apparire prima che di rivendicare diritti", riporta l'interlocutore.
I volti, secondo la descrizione, sono spesso simili: imberbi, vestiti in gran parte di nero, con cappucci o passamontagna che servirebbero più a confondere che a identificare. "Non bisogna generalizzare, ma i volti di chi da due giorni sta mettendo a ferro e fuoco la città si assomigliano un po' tutti", dice l'uomo in divisa.
"Li chiamano 'maranza', italiani di seconda generazione, ma più che a urlare slogan e a rivendicare diritti, ieri e oggi erano tutti a fare video per i social. Il cellulare è la loro naturale prosecuzione del braccio, più che un corteo o un assalto sembra la diretta di un reality", aggiunge con amarezza lo stesso interlocutore.
Secondo la fonte, anche i video postati sui social hanno avuto un ruolo nelle indagini: "È anche attraverso i video che passano gli arresti in flagranza differita", osserva l'esponente delle forze dell'ordine, sottolineando come la vanità di molti finisca per fornire elementi agli investigatori. "C'è chi pur di apparire non esita ad abbassarsi il passamontagna...", viene rilevato.
La giovane età e la capacità di muoversi rapidamente in gruppi molto ridotti rendono difficile l'intervento: "Sono giovanissimi, in gran parte minorenni, non sono inquadrati in gruppi conosciuti quindi è anche difficile capire con chi si può tentare di dialogare", spiega l'esponente delle forze dell'ordine, che rileva come alcune motivazioni possano spaziare dalla rabbia verso una città percepita come non più capace di accogliere fino alla noia.
Ciò che preoccupa, conclude la fonte, è la rapidità con cui questi gruppi colpiscono e si dissolvono: "Non è una questione di numeri: con più uomini e donne in strada potremmo fermare più violenti, ma la verità è che non è possibile arginare del tutto questa violenta devastazione", afferma l'uomo che anche domenica era in strada a dare la caccia ai violenti di Milano.