Blitz nel cantiere ex Nilit‑Radici a Rho: fumogeni e striscioni contro i nuovi data center
Sabato 3 ottobre 2026 decine di attivisti hanno occupato l’area del cantiere e hanno poi proseguito in corteo verso il centro cittadino per chiedere una moratoria sulle autorizzazioni
Nel pomeriggio di sabato 3 ottobre 2026 comitati e realtà territoriali hanno dato vita a una manifestazione a Rho contro la realizzazione di nuovi data center nell’hinterland milanese. La mobilitazione, convocata alle 14.30 alla stazione ferroviaria di Rho lato via Magenta, ha visto decine di attivisti entrare nell’area del cantiere del futuro data center nell’ex Nilit‑Radici, sventolando striscioni e accendendo fumogeni.
Dopo l’azione all’interno del cantiere, il corteo ha ripreso il proprio percorso verso il centro cittadino. Il principale bersaglio della protesta è il progetto previsto nell’area ex Nilit‑Radici, inserito nell’ambito dell’Atu4, indicato dai promotori come uno dei nuovi insediamenti per l’elaborazione e l’archiviazione dei dati sul territorio di Rho.
Secondo i promotori della mobilitazione, nella sola Rho sono concentrati tre progetti di data center in un’area di circa tre chilometri quadrati, rispettivamente in via Buonarroti, via Moscova e via della Mosa. Allargando lo sguardo ai comuni del Rhodense, gli attivisti parlano di otto progetti complessivi.
Tra le richieste avanzate dai manifestanti vi è la sospensione del rilascio di nuove autorizzazioni e il blocco dei progetti già in corso, a partire dall’area ex Nilit‑Radici. I partecipanti hanno inoltre chiesto lo svolgimento di una Valutazione ambientale strategica (Vas) che valuti gli effetti cumulativi dei diversi insediamenti.
Nel comunicato diffuso prima della manifestazione, l’associazione Sos Fornace ha annunciato la mobilitazione sostenendo che Rho e l’area nord‑occidentale di Milano non debbano diventare “terra di conquista” per le multinazionali tecnologiche. I promotori contestano in particolare il consumo di energia legato ai data center, il possibile impatto sulla rete elettrica, il rumore, il calore disperso e le emissioni dei generatori, oltre al rapporto tra dimensione degli investimenti e numero di posti di lavoro che verrebbero creati sul territorio.
La mobilitazione prosegue con l’obiettivo di portare nel dibattito cittadino la questione della presenza e della previsione di grandi infrastrutture digitali nel Rhodense, e i promotori sperano che la protesta di Rho costituisca un punto di partenza per contestare la diffusione dei data center anche negli altri territori della provincia di Milano.