Ex Ilva, la procura generale di Milano chiede il rigetto della nuova istanza di sospensiva
Udienza fissata per il 30 settembre davanti alla Sezione Imprese della Corte d'Appello civile di Milano; il pg Angelo Renna deposita parere contrario
L'udienza davanti alla Sezione Imprese della Corte d'Appello civile di Milano è fissata per la mattina di mercoledì 30 settembre, alle ore 9. In aula è prevista la presenza di una folta delegazione dell'associazione 'Cittadini di Taranto', affiancata dai propri legali e dal sindacato Al Cobas.
Il sostituto procuratore generale Angelo Renna ha depositato il proprio parere, chiedendo che la Corte dichiari l'istanza “inammissibile per difetto dei presupposti di legge e per carenza di interesse e, comunque, nel merito la rigetti”. Si tratta della nuova richiesta di sospensiva presentata dai legali dell'ex Ilva di Taranto (in amministrazione straordinaria e AdI) per congelare lo spegnimento dell'area a caldo del siderurgico.
La procura generale ricorda che una prima istanza di sospensione era già stata respinta nei giorni scorsi dai giudici milanesi. I legali del colosso siderurgico avevano introdotto due nuovi argomenti: la fissazione al 20 ottobre dell'udienza davanti alle Sezioni Unite della Cassazione, chiamata a pronunciarsi sul decreto con cui la Corte milanese, a luglio, aveva ordinato lo stop degli altiforni entro fine ottobre; e la presunta mancata trasmissione ai legali della memoria con cui il pg aveva espresso parere negativo al primo ricorso.
Secondo la procura generale, la prossimità della data in Cassazione smonta la necessità di un nuovo intervento cautelare. Nella sua memoria il pg Renna afferma che la fissazione del giudizio di legittimità “in data anteriore al termine previsto per lo spegnimento degli impianti esclude, anziché giustificare, la necessità di un nuovo intervento cautelare”. Poiché la Cassazione si pronuncerà prima che si producano effetti irreversibili, “non sussiste alcun vuoto di tutela che richieda un intervento interinale della Corte d'Appello”.
La procura generale ha inoltre ribadito che il blocco dell'area a caldo è stato disposto per sanare un “rischio sanitario attuale”, ricordando come, secondo la Carta Costituzionale, l'iniziativa economica privata non possa mai svolgersi a danno della salute e dell'ambiente. Dopo la discussione del 30 settembre la decisione spetterà ai giudici della Corte d'Appello di Milano.