Milano · 25 Settembre 2026

Corte d'Appello di Milano riconosce 212mila euro a Stefano Binda per ingiusta detenzione

I giudici confermano la riparazione a seguito della detenzione legata al caso di Lidia Macchi; è la terza decisione dopo annullamenti della Cassazione.

La Corte d'Appello di Milano ha riconosciuto a Stefano Binda il diritto a un risarcimento da parte dello Stato pari a 212mila euro come «riparazione per l'ingiusta detenzione» per i tre anni trascorsi in cella per il delitto di Lidia Macchi.

Si tratta della terza decisione sul caso, dopo che in precedenza due provvedimenti erano stati annullati dalla Corte di Cassazione. L'avvocata di Binda, Patrizia Esposito, ha dichiarato che la corte ha confermato la cifra già disposta nel 2024, pari al 70% dei 313mila euro che un precedente provvedimento aveva quantificato come indennizzo.

Lidia Macchi fu uccisa nel gennaio 1987 con 29 coltellate e il suo corpo fu ritrovato in un bosco a Cittiglio, nel Varesotto. La presunta svolta nelle indagini era arrivata il 15 gennaio 2015, quando Binda fu arrestato: secondo la fonte, era rimasto in carcere fino al 24 luglio 2019.

In primo grado per Binda era stata inflitta la pena dell'ergastolo, poi annullata in appello e infine è arrivata l'assoluzione della Corte di Cassazione nel gennaio 2021. Un primo risarcimento, di poco più di 300mila euro, era stato deciso nel 2022 ma la Suprema corte lo aveva annullato a giugno 2023, aderendo alla linea della procura generale che aveva sostenuto come «con i suoi silenzi» Binda avrebbe «contribuito all'errore sulla sua carcerazione».

Fonte: Raccontiamo Milano

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