Muore Antonio Biancardi, punto di riferimento dell'agricoltura di Maccastorna e della Lombardia
Imprenditore 77enne, ex presidente di Confagricoltura Lombardia; la sua azienda ha creato il più grande allevamento europeo di Limousine
Antonio Biancardi è morto all’età di 77 anni. Imprenditore agricolo originario di Maccastorna, era stato presidente di Confagricoltura Lombardia e figura nota nel panorama agricolo regionale.
La sua famiglia era attiva nelle campagne del piccolo comune lodigiano dalla fine dell’Ottocento, con un’attività di allevamento avviata nel 1925. Nel 2005 Biancardi decise di orientare l’azienda verso la razza bovina Limousine e la selezione genetica: la scelta ha portato la struttura di Maccastorna a diventare il più grande allevamento d’Europa per bovini da carne di questa varietà, con oltre mille capi in purezza. La gestione dell’attività è poi passata ai figli Matteo e Carlo.
Nel 2001 Biancardi fu tra i promotori della nascita di Solana, azienda di trasformazione del pomodoro fondata insieme ad altri produttori della zona. Prima del cambio di proprietà avvenuto nel 2025, la struttura arrivò a lavorare circa 200.000 tonnellate di prodotto all’anno, con una quota significativa destinata all’esportazione.
Nel 2011 realizzò inoltre un impianto a biogas alimentato con gli scarti di lavorazione, progettato per scaldare l’intero centro abitato di Maccastorna.
L’impatto economico delle attività della famiglia contribuì a portare il piccolo comune ai primi posti nazionali per reddito medio pro capite nelle rilevazioni fiscali della primavera 2026.
Biancardi ricoprì incarichi ai vertici di Confagricoltura Lombardia e in Assolombarda. Nel 2017 ricevette il premio "Gentiluomo dell'Agricoltura" da Confagricoltura Milano Lodi Monza Brianza.
Il presidente dell'associazione territoriale, Francesco Pacchiarini, lo ha ricordato così: “Antonio Biancardi è stato per decenni un punto di riferimento per gli agricoltori lodigiani e lombardi, prima ancora che per la nostra organizzazione. Ha dimostrato che l’agricoltura lodigiana può fare filiera e industria senza perdere il legame con il territorio e con chi lo coltiva: ha creduto nell’allevamento di qualità quando pochi ci scommettevano, ha costruito insieme ad altri agricoltori un’impresa di trasformazione che dà lavoro alla Bassa e ha guardato all’energia prima che diventasse un tema per tutti. Alla guida di Confagricoltura Lombardia ha rappresentato le imprese con la stessa concretezza con cui conduceva la sua, e questa concretezza gli ha guadagnato la stima anche di chi non la pensava come lui. Perdiamo un imprenditore lungimirante e un uomo che sapeva ascoltare. Alla moglie Giuliana, ai figli Matteo e Carlo e a tutta la famiglia va la vicinanza mia personale, della giunta e di tutti gli associati, che in lui hanno avuto un esempio e un amico.”