Peschiera Borromeo: 8 anni a Genti Berisha in ambito dell’inchiesta sul traffico di cocaina
L'uomo era fuggito a un controllo il 23 giugno causando un incidente in cui morì l’agente di polizia locale Francesco Imprezzabile; la condanna rientra nell’operazione Icaro
Genti Berisha è stato condannato a otto anni di reclusione a Brescia, con rito abbreviato, nell'ambito dell'inchiesta sul traffico internazionale di cocaina nota come operazione Icaro.
Il 23 giugno a Peschiera Borromeo, nell'hinterland est di Milano, Berisha aveva evitato un controllo e, durante la fuga, provocò un incidente stradale in seguito al quale morì l’agente di polizia locale Francesco Imprezzabile, che lo inseguiva in moto.
Berisha fu individuato e arrestato. Secondo quanto riferito, era poi uscito dal carcere di San Vittore con un braccialetto elettronico, per essere successivamente nuovamente arrestato e trasferito al carcere di Monza in relazione alle indagini a Brescia.
L’operazione Icaro, condotta dal servizio centrale operativo, dalla Sisco e dalla squadra mobile di Brescia, ha portato complessivamente a 21 condanne per un totale di 100 anni di reclusione. Le sentenze sono arrivate il 21 luglio.
Tra le condanne più rilevanti figurano quelle inflitte a due fratelli albanesi ritenuti al vertice della cellula bresciana, rispettivamente a 14 e a 15 anni di reclusione, oltre alla pena di otto anni per Genti Berisha.
L’indagine, nata da arresti nel Bresciano, ha ricostruito l’esistenza di un gruppo criminale prevalentemente formato da cittadini albanesi, radicato tra la provincia di Brescia e l’asse adriatico nei Balcani. Dalle rilevazioni è emerso che il traffico di cocaina partiva da flussi extra-confine e che il consumo nei locali del Lago di Garda aveva consentito di risalire ai fornitori.
Secondo gli investigatori, i vertici della cellula svolgevano funzioni di broker: individuavano venditori sudamericani, seguivano i carichi coordinando referenti nei porti—in prevalenza Anversa e Rotterdam—e in Italia fino alla distribuzione sul territorio. L’organizzazione operava anche a Novara, Milano, Verona e nel Trentino, con ampio uso di smartphone criptati per evitare intercettazioni.