Cassazione: confermata la condanna a 24 anni per Alessia Pifferi, le motivazioni
I giudici descrivono comportamenti 'lucidi' dopo il ritrovamento del corpo e riconoscono attenuanti legate alla fragilità emotiva
La Corte di Cassazione, nelle motivazioni con cui lo scorso 25 giugno ha reso definitiva la condanna a 24 anni di reclusione per Alessia Pifferi, ha rilevato che la donna, anche dopo la scoperta del cadavere della figlia Diana, ha tenuto "comportamenti lucidi di modifica della scena del crimine e, in parte, di occultamento di tracce del reato".
I giudici hanno però sottolineato l'"estrema fragilità emotiva" della madre e richiamato elementi della sua storia personale: che era "cresciuta in un ambiente non idoneo di cui vi erano tracce già nel percorso scolastico", la sua "storia drammatica" a livello affettivo, il "senso di solitudine" e la "dipendenza affettiva dagli uomini" che, secondo la Corte, l'avrebbero "portata a sacrificare la figlia".
La Cassazione ha respinto i ricorsi della difesa e della procura generale milanese e ha confermato l'imputazione di omicidio volontario e la capacità di intendere e di volere della donna, come ricostruite dalle indagini della Polizia e dal pubblico ministero Francesco De Tommasi.
I giudici hanno riconosciuto attenuanti generiche, equivalenti all'aggravante del legame di discendenza con la vittima, che hanno ridotto la pena dal carcere a vita a 24 anni. In particolare le attenuanti riguardano l'"estrema fragilità emotiva" e la "storia drammatica" della donna.
La Corte ha invece escluso dalla motivazione delle attenuanti la parte in cui la Corte d'assise d'appello di Milano aveva attribuito un beneficio per la "sofferenza" derivante dal "clamore mediatico" dell'inchiesta e del processo, definendo quel criterio privo di base legale e fondato su una "intuizione personale".