Milano · 26 Agosto 2026

Tubercolosi all’Istituto di Medicina Legale della Statale: esperti chiedono attenzione ma invitano a evitare allarmismi

L’Amcli parla di eventi noti e gestibili; il sindacato segnala carenze nelle misure di sicurezza e l’Università avvia verifiche

Tubercolosi all’Istituto di Medicina Legale della Statale: esperti chiedono attenzione ma invitano a evitare allarmismi

L’Amcli (Associazione Microbiologi Clinici Italiani) ha invitato a evitare allarmismi dopo i casi di tubercolosi riscontrati all’Istituto di Medicina Legale della Statale di Milano, osservando che “casi sporadici o piccoli cluster non rappresentano un evento inatteso per chi opera in sanità, ma un’evenienza nota, monitorata e gestibile secondo protocolli consolidati”.

L’associazione ricorda che la tubercolosi, causata da un batterio non facilmente trasmissibile, è tuttora presente in Italia. Daniela Maria Cirillo, primaria di Microbiologia e Virologia e direttrice dell'Unità Patogeni Emergenti al San Raffaele, ha affermato che “la terapia antibiotica è efficace nella grande maggioranza dei casi”, aggiungendo che le forme multiresistenti sono rare nel nostro Paese e sono costantemente monitorate dai laboratori di microbiologia clinica.

Secondo l’Amcli, il percorso diagnostico-terapeutico consente la guarigione e interrompe la catena di trasmissione. Gli esperti evidenziano però che, in ambito sanitario, il rischio di contagio va prevenuto, soprattutto durante procedure a rischio come le autopsie: a tal fine vanno utilizzati dispositivi di protezione (Ffp2 e Ffp3) e adeguate infrastrutture di contenimento. Sebbene l’origine del focolaio non sia ancora stata accertata, l’associazione ritiene plausibile l’ipotesi che l’infezione possa essere partita da un’autopsia.

Pierangelo Clerici, presidente dell’Amcli, ha richiamato alla necessità di affrontare l’episodio con attenzione e corrette informazioni, sottolineando che “la tubercolosi è una malattia che va diagnosticata e curata, non temuta”.

Sul fronte sindacale, Anaao Assomed Lombardia ha denunciato “gravi lacune” e parlato di “un problema strutturale” legato alla mancanza di sicurezza e di sistemi per tutelare le condizioni di lavoro di medici e specializzandi. Tra le richieste del sindacato figura l’installazione di cappe di aspirazione in tutte le sale utilizzate per le autopsie e una comunicazione chiara sui medici coinvolti: si è fatto riferimento a 8 casi accertati, pur specificando che i contagi potrebbero essere più numerosi. Anaao ha inoltre chiesto alla Regione l’apertura di un tavolo sulla sicurezza sul lavoro.

L’Università Statale di Milano ha reso noto di assicurare “la massima attenzione” sui casi segnalati e di aver avviato le opportune verifiche istruttorie per ricostruire quanto accaduto, coinvolgendo le strutture competenti. La Statale ha dichiarato di aver già attivato il raccordo con le autorità sanitarie e di vigilanza per gli approfondimenti interni necessari a completare il quadro informativo e documentale.

Fonte: Raccontiamo Milano

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