Milano · 26 Agosto 2026

Leonardo Bove, 16 anni: il milanese sopravvissuto al rogo di Crans‑Montana dice di non volerci tornare

Dimesso dal Niguarda il 17 luglio dopo sei mesi e mezzo, continua la riabilitazione a casa; la famiglia ringrazia le autorità e gli operatori che li hanno assistiti

Leonardo Bove, 16 anni: il milanese sopravvissuto al rogo di Crans‑Montana dice di non volerci tornare

"Ho visto la mia vita sfuggire una notte, non voglio più perderla. A Crans‑Montana non tornerò più". Lo ha detto all’agenzia ANSA Leonardo Bove, 16 anni, il ragazzo milanese sopravvissuto all’incendio del locale Le Constellation a Crans‑Montana, tragedia che ha provocato 41 morti e 115 feriti.

"Sui Moretti non penso niente, non mi interessano", ha aggiunto Bove, sottolineando tuttavia che "dovrebbero prendersi le loro responsabilità, sono adulti. Si sono presi la responsabilità di aprire un locale, devono prendersi la responsabilità anche per quello che è successo".

Il 17 luglio Bove è stato dimesso dall’ospedale Niguarda dopo sei mesi e mezzo di degenza. Il suo percorso di riabilitazione prosegue a casa: medicazioni di due o tre ore, sedute di fisioterapia e ulteriori interventi futuri sono previsti.

I genitori, Gabriele Bove e Loretta Arapi, hanno raccontato l’attimo in cui hanno saputo che il figlio era vivo: dopo l’arrivo a Crans‑Montana fu prelevato il DNA per il confronto con i feriti ricoverati negli ospedali svizzeri; c’era ancora un ragazzo da identificare e la famiglia aveva il 50% di possibilità di ritrovarlo. "Quando ci hanno detto che Leo era vivo, abbiamo festeggiato — racconta il padre — ma in un’altra stanza vedevamo l’altra famiglia". Quel riferimento è alla famiglia di Achille Barosi, indicato come una delle sei vittime italiane della tragedia.

La famiglia ha espresso gratitudine per il sostegno ricevuto: hanno ringraziato la console generale d’Italia a Ginevra Nicoletta Piccirillo, l’ambasciatore italiano Gian Lorenzo Cornado, il personale della Protezione Civile, il personale dell’ospedale di Zurigo e i medici del Niguarda. Hanno inoltre ricordato il momento condiviso con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: "Abbiamo pianto insieme", dicono.

I genitori hanno anche rivolto parole dure verso chi è indagato per la strage. "Siamo indignati soprattutto per quanto successo in questo periodo", afferma la madre Loretta Arapi. "Jacques Moretti è in carcere solo ora. È un dolore incredibile che i Moretti abbiano dato così poco peso a tutti i ragazzi che non ci sono più e a tutti i ragazzi che stanno lottando in tutte le condizioni: senza una mano, senza la pelle, senza le orecchie. Per noi è assurdo, sono senza parole".

(Informazione basata sui fatti e sulle dichiarazioni riportate dall’agenzia ANSA e dalla famiglia di Leonardo Bove come pubblicato dalla fonte.)

Fonte: Raccontiamo Milano

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