Usura: la Corte d'Appello di Milano conferma condanne per il caso del produttore musicale
Il produttore aveva venduto il loft a 65mila euro; il tasso usuraio accertato è del 121%
La Corte d'Appello di Milano ha confermato per due persone la condanna in primo grado a tre anni e mezzo di reclusione nell'ambito di un procedimento per usura che ha coinvolto un produttore musicale. Per un terzo imputato la condanna a quattro anni è divenuta definitiva perché non è stato proposto ricorso.
Secondo le risultanze delle indagini, coordinate dalla pm Francesca Crupi, il produttore aveva subito un grave peggioramento della propria attività durante la pandemia Covid, con incassi quasi azzerati che gli impedirono di pagare l'affitto dello studio. Un vicino di casa lo mise in contatto con un uomo che gli erogò del denaro ma lo fece sottoscrivere a un contratto che prevedeva la perdita dell'immobile in caso di mancata restituzione.
La vittima, che tra i suoi primi clienti aveva un Achille Lauro ancora semisconosciuto e che aveva registrato anche delle spiegazioni di opere d'arte per Vittorio Sgarbi, aveva preso in affitto lo studio a 1.800 euro al mese e aveva investito 150mila euro per le strumentazioni.
In seguito alla vicenda il produttore fu costretto a vendere il loft di 85 metri quadri in cui abitava con la moglie per 65mila euro, mentre il valore effettivo dell'immobile era stato stimato in almeno 130mila euro. Le indagini hanno rilevato un tasso di interesse usuraio del 121%.
La Corte d'Appello ha inoltre confermato la provvisionale di risarcimento di 30mila euro in favore della vittima e ha disposto un risarcimento di 5mila euro per Sos Italia Libera.