Milano · 29 Ottobre 2026

Cassazione respinge il ricorso della procura sul dissequestro della Torre Unico‑Brera in via Anfiteatro

Il Riesame aveva annullato il sequestro disposto a dicembre 2025; la Procura contestava l'uso della SCIA al posto del permesso a costruire.

Cassazione respinge il ricorso della procura sul dissequestro della Torre Unico‑Brera in via Anfiteatro
Immagini realistiche prodotte fedelmente al contesto della notizia con Freia

La Cassazione ha respinto il ricorso della procura di Milano relativo al dissequestro della Torre Unico‑Brera in via Anfiteatro, confermando la decisione del Tribunale del Riesame che a gennaio aveva annullato il decreto di sequestro preventivo emesso a dicembre 2025.

Nell'atto del 2025 la procura contestava che per i lavori si fosse fatto ricorso a una SCIA (Segnalazione certificata di inizio attività) invece che a un permesso a costruire e a un piano attuativo, sostenendo che l'intervento dovesse essere qualificato come nuova costruzione e non come ristrutturazione.

Il progetto, firmato dall'architetto Marco Cerri e realizzato dai costruttori Rusconi, prevede la costruzione di due edifici — uno di quattro piani e uno di undici piani — al posto di fabbricati di cinque e tre piani demoliti nel 2016.

Nel motivare la revoca del sequestro, il Tribunale del Riesame ha ritenuto carente l'elemento soggettivo, cioè la consapevolezza di progettisti e costruttori di violare le norme urbanistiche ed edilizie, anche alla luce dei permessi rilasciati dal Comune di Milano e delle due sentenze favorevoli emesse dal Tar e dal Consiglio di Stato nel 2021 e nel 2022.

Gli avvocati dei costruttori avevano sostenuto che, dopo le pronunce favorevoli dei giudici amministrativi, non potevano prevedere un'ipotesi di abuso edilizio. Il Tar aveva condiviso un'interpretazione estensiva della nozione di “ristrutturazione” richiamando la legge Lupi del 2013 e successivi provvedimenti del 2020 e del 2022, nonostante la demolizione dei manufatti fosse avvenuta circa dieci anni prima dell'avvio dell'iter per la nuova edificazione.

Il Consiglio di Stato aveva ritenuto legittima l'applicazione della nozione di ristrutturazione anche in considerazione della persistente volontà dell'amministrazione comunale di destinare lo spazio a edilizia popolare; operazione che però non si era concretizzata e che ha portato infine alla cessione del lotto a un fondo di Bnp Paribas per la sua valorizzazione.

Fonte: Raccontiamo Milano

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