Youssef Siher si avvale della facoltà di non rispondere durante l'interrogatorio a San Vittore
L'amministratore dei gruppi del 'Movimento 17 ottobre' è stato sentito il 27 ottobre; i legali hanno chiesto il rigetto delle misure cautelari e la non convalida del fermo
Nella mattinata di martedì 27 ottobre, nel carcere di San Vittore a Milano, Youssef Siher si è avvalso della facoltà di non rispondere alle domande della gip Tiziana Landoni durante l'interrogatorio.
Siher è indicato come amministratore dei gruppi social del 'Movimento 17 ottobre', nato dopo gli scontri del fine settimana a Milano. L'uomo è accusato di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e di violenza organizzata in manifestazioni pubbliche.
Gli avvocati difensori Benedetto Ciccarone e Yasmina Abu Sharar hanno chiesto il rigetto della richiesta di misure cautelari e la non convalida del fermo. "Abbiamo chiesto il rigetto della richiesta di misure cautelari e di non convalidare il fermo", ha dichiarato Ciccarone.
Secondo la difesa, Siher era tranquillo e "sicuro del fatto che ha esercitato le sue libertà e i suoi diritti costituzionalmente garantiti", ha detto una delle legali. Ciccarone ha inoltre affermato che non sussisterebbero né pericolo di fuga né "gravi indizi di colpevolezza" o esigenze cautelari, contestando sia l'aggravante del terrorismo sia la sussistenza dei reati.
Sul reato di violenza organizzata in manifestazioni, entrato in vigore il 23, Ciccarone ha precisato che "la contestazione è limitata a quei giorni".
La difesa assiste anche la moglie di Siher, co-indagata in stato di libertà; Abu Sharar ha osservato che la donna "sicuramente non è contenta". Sul motivo per cui il fermo è stato disposto solo nei confronti del marito, l'avvocata ha rimandato ai magistrati che hanno preso la decisione.