Milano · 27 Ottobre 2026

Milano: arrestata la figlia che avrebbe legato e imbavagliato il padre, trovato morto in casa

Domenica 25 ottobre la donna ha chiamato il 112 dicendo «Forse ho ucciso mio padre». L’anziano, Carlo Jacob, era nel loro appartamento di via don Giovanni Calabria

Milano: arrestata la figlia che avrebbe legato e imbavagliato il padre, trovato morto in casa
Immagini realistiche prodotte fedelmente al contesto della notizia con Freia

È avvenuto nel pomeriggio di domenica 25 ottobre nell’appartamento al primo piano di una palazzina in via don Giovanni Calabria, nella periferia nordest di Milano.

Steso sul letto è stato trovato il corpo di Carlo Jacob, indicato come 87enne. Sul pavimento della camera c’erano cotone, scotch e alcune cinghie. I soccorritori del 118, intervenuti dopo la chiamata, hanno constatato che per l’uomo non c’era più nulla da fare.

A chiamare i soccorsi, poco prima, è stata la figlia, Giovanna, 56 anni, che al 112 avrebbe detto: «Fate presto, venite, forse ho ucciso mio padre». Davanti alle forze dell’ordine la donna ha spiegato che il padre era da mesi debilitato da una grave demenza e che «urlava, si dibatteva di continuo», secondo quanto ricostruito finora.

La donna avrebbe legato e imbavagliato l’anziano nell’abitazione per evitare che le sue urla disturbassero i vicini. Dopo l’ultima crisi, sempre secondo la ricostruzione, Giovanna avrebbe immobilizzato il padre e poi svolto alcune faccende domestiche; al ritorno in camera ha trovato l’uomo privo di vita e ogni tentativo di liberarlo e soccorrerlo è risultato inutile.

I vicini, si segnala, avevano in passato notato urla e lamenti e avevano chiesto informalmente informazioni su quanto accadeva; nell’appartamento non sarebbero mai entrate le forze dell’ordine in precedenza.

Sul posto sono intervenute le forze dell’ordine che hanno portato la donna in caserma, dove è stata ascoltata dal pubblico ministero di turno, Guido Schirinnà. La donna avrebbe confermato le proprie responsabilità; per lei sono scattate le manette con l’accusa di omicidio volontario aggravato dal vincolo di parentela ed è stata accompagnata al carcere di San Vittore.

Fonte: Raccontiamo Milano

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