Fermo a Milano per Youssef Siher: indagato per istigazione, associazione con finalità di terrorismo e violenza in piazza
Il provvedimento firmato dal pm Francesca Crupi; anche la moglie Sagia Hammoud risulta indagata
La procura di Milano ha disposto il fermo di Youssef Siher, 30 anni, politologo e giornalista freelance di seconda generazione, con le accuse di istigazione a delinquere, associazione con finalità di terrorismo o eversione e violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche. Il provvedimento, firmato dal pubblico ministero Francesca Crupi, ha portato il trentenne in carcere a San Vittore.
Nella stessa inchiesta risulta indagata anche la moglie, la 32enne Sagia Hammoud, mediatrice culturale. Secondo gli inquirenti Siher sarebbe ritenuto la «mente» e amministratore del «Movimento 17 ottobre».
Gli investigatori ricostruiscono che Siher avrebbe sfruttato le devastazioni avvenute in centro a Milano il 17 e 18 ottobre per creare un canale Telegram con oltre 9.500 iscritti e una pagina Instagram seguita da più di 48.000 follower. Attraverso questi canali, si legge nel provvedimento, sarebbero stati diffusi manuali di guerriglia urbana, indicazioni su come eludere i controlli delle forze dell'ordine e comunicati per la convocazione dei manifestanti il 24 ottobre.
Secondo la ricostruzione della polizia giudiziaria, è stato impedito in extremis l'invio di indicazioni geografiche con le piazze di attacco, sventando la sommossa pianificata. Il provvedimento sottolinea la condotta «realmente efficiente ed efficace» dell'indagato e la sua capacità di fungere da «collante tra il mondo antagonista e i cosiddetti ‘maranza’».
Gli stessi messaggi e le azioni attribuite alla rete avrebbero avuto, sempre secondo gli inquirenti, un forte impatto intimidatorio sulla cittadinanza: numerosi commercianti del centro avrebbero infatti protetto le vetrine per timore di saccheggi, rendendo necessario un massiccio dispiegamento di forze dell'ordine e dell'esercito.
Nel provvedimento si segnala inoltre un concreto pericolo di fuga legato alle capacità relazionali e di spostamento dell'indagato. Nel corso delle perquisizioni eseguite nell'abitazione dei genitori a Mazzano (Brescia) sono stati sequestrati computer e telefoni cellulari ora all'esame degli analisti per identificare eventuali complici e contatti della presunta rete eversiva.
Come riportato dall'agenzia Adnkronos, la procura di Genova sta svolgendo accertamenti per verificare possibili collegamenti tra l'indagato e la rete oggetto dell'inchiesta della Dda ligure sul presunto finanziamento ad Hamas tramite associazioni benefiche, operazione che nel dicembre 2025 portò ad arresti ma non coinvolse il 30enne.
La procura di Milano si prepara a chiedere al giudice per le indagini preliminari la convalida del fermo eseguito nel fine settimana.