Ex Ilva Cornigliano, assemblea dei lavoratori contro l'ipotesi di aumento della cassa integrazione
Presidio ai cancelli mentre sindacati e istituzioni chiedono chiarimenti ai commissari e al governo
Dalle prime ore della mattina del 19 ottobre 2026 i lavoratori dello stabilimento ex Ilva a Cornigliano hanno tenuto un'assemblea davanti ai cancelli in risposta all'ipotesi avanzata dalla struttura commissariale di ricorrere a una procedura che porterebbe all'aumento della cassa integrazione per quasi la totalità del personale: 870 provvedimenti sui 915 totali previsti per il sito genovese.
Le segreterie territoriali di Fim e Fiom hanno contestato la svolta ricordando che pochi giorni prima i commissari avevano invece assicurato la continuità occupazionale per lo stabilimento. Nella loro nota i sindacati hanno definito la modifica di indirizzo una posizione incoerente e inaccettabile, sottolineando che quanto emerso smentisce gli impegni assunti e offende i lavoratori e la città, oltre alle istituzioni locali che avevano sostenuto la salvaguardia del lavoro.
I lavoratori si sono quindi ritrovati davanti ai cancelli per decidere le prossime azioni da intraprendere, secondo quanto comunicato dalle organizzazioni sindacali.
La sindaca di Genova, Silvia Salis, ha detto di aver ringraziato il governo e la struttura commissariale quando erano state prospettate soluzioni che garantivano il sito, ma ha definito inaccettabile che quegli impegni possano durare poche ore. Salis ha chiesto chiarimenti immediati dai commissari e dall'esecutivo, ricordando che lavoratori, famiglie e la città non possono essere ingannati da annunci che non trovano seguito concreto.
Anche il presidente della Regione, Marco Bucci, ha ribadito la volontà di mantenere attiva la produzione nello stabilimento. Bucci ha citato l'esistenza di una proposta operativa che prevede anche l'arrivo di coils conto terzi e ha assicurato che la Regione la sosterrà in ogni sede, indipendentemente dalle procedure aziendali relative alla cassa integrazione. Ha indicato come priorità la garanzia della continuità produttiva e della tutela dell'occupazione durante la fase di transizione.
Sia le organizzazioni sindacali sia i lavoratori hanno espresso l'impossibilità di accettare la modifica delle garanzie precedentemente annunciate, e restano in attesa di risposte formali da parte dei commissari e del governo.