Carcere di Marassi: pm chiede il rinvio a giudizio per due agenti e per il detenuto coinvolto nella vicenda del 3 ottobre 2024
La Procura ha chiuso le indagini; accuse di lesioni aggravate, abuso di autorità e resistenza
La Procura di Genova ha chiuso le indagini sulla vicenda avvenuta il 3 ottobre 2024 nel carcere di Marassi, chiedendo il rinvio a giudizio per due agenti della polizia penitenziaria e per il detenuto coinvolto, identificato nelle carte processuali come Y.A., 27 anni, cittadino italiano di origini tunisine. L’inchiesta è coordinata dalla pm Valentina Grosso.
Secondo l’accusa, i due agenti avrebbero agito in concorso e sono indagati per lesioni aggravate e abuso di autorità contro arrestati o detenuti. In base agli atti, durante un confronto uno degli agenti avrebbe detto al giovane «Devi portare rispetto, tu non sai chi sono io» e lo avrebbe colpito con uno schiaffo, rompendogli gli occhiali. Il detenuto, sempre secondo la ricostruzione della pm, avrebbe risposto colpendo a sua volta un agente, insultandolo e sputandogli addosso.
La procura riferisce che, dopo la reazione del detenuto, il suo avvocato sarebbe stato fatto uscire dalla stanza dei colloqui; i due agenti avrebbero quindi chiuso la porta e avrebbero colpito Y.A. con calci e pugni, provocandogli lesioni al labbro, al viso, agli occhi e alla schiena. La famiglia del detenuto aveva segnalato l’episodio al garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, Doriano Saracino, che ha presentato un esposto in Procura.
Il 13 ottobre scorso si è svolta davanti alla giudice per le udienze preliminari Elisa Campagna l’udienza relativa al procedimento, aggiornata a fine novembre per le decisioni sulle eventuali costituzioni di parte civile. Si sono già costituite parte civile la persona offesa, l’agente contro cui il detenuto avrebbe reagito e l’associazione per i diritti dei detenuti Yairaiha ets.
I due agenti sono assistiti dagli avvocati Alessandro Famularo e Alessandro Cecon e avrebbero chiesto di accedere alla messa alla prova come rito alternativo. Il detenuto, difeso dall’avvocato Daniele Vito Cimiotta, ha annunciato che chiederà il giudizio con rito ordinario. Le richieste della Procura ora saranno valutate dal giudice competente nel prosieguo del procedimento.