Genova · 14 Ottobre 2026

Perizia sul decesso di una 25enne al San Martino: possibile insufficiente anamnesi ma nessun nesso causale certo

I consulenti nominati dalla pm rilevano lacune nel triage, ma non possono affermare che una diagnosi precoce avrebbe evitato la morte

Perizia sul decesso di una 25enne al San Martino: possibile insufficiente anamnesi ma nessun nesso causale certo
Immagini realistiche prodotte fedelmente al contesto della notizia con Freia

I consulenti nominati dalla pm Daniela Pischetola, l'ex direttore del pronto soccorso del Galliera Paolo Cremonesi e la dottoressa Isabella Caristo, hanno concluso che una diagnosi anticipata non avrebbe necessariamente impedito la morte della giovane, avvenuta il 26 dicembre 2025 nel reparto di rianimazione del policlinico San Martino per una tromboembolia polmonare.

Tre giorni prima del decesso la donna si era presentata al pronto soccorso lamentando dolore al ginocchio. Dopo il triage sono seguiti accertamenti che hanno incluso una valutazione da parte di infermieri, una visita ortopedica e una radiografia. Secondo atti d'indagine, conversazioni WhatsApp tra la paziente e due colleghe lascerebbero intendere una reazione giudicata negativa da parte di alcuni operatori. Nel primo pomeriggio la giovane, accompagnata in bagno perché aveva difficoltà a deambulare, è stata trovata svenuta: il primo deterioramento clinico documentato risale alle 15.04.

Per il caso risultano indagati tre sanitari: l'infermiere che effettuò il triage la mattina dell'accesso, l'ortopedica che visitò la paziente e la dottoressa di saletta intervenuta dopo lo svenimento. I tre sono difesi dagli avvocati Antonio Rubino, Cristiano Mancuso e Chiara Sciacchitano.

I consulenti hanno riscontrato criticità nel percorso di presa in carico, con particolare riferimento al triage, che risulta incompleto: oltre alla temperatura non sono documentati altri parametri vitali né l'intensità del dolore. Tuttavia, sulla base delle informazioni disponibili in quel momento, i periti non hanno rilevato elementi sufficienti per sospettare una patologia tromboembolica o per attribuire un codice di priorità diverso.

Un elemento ritenuto centrale dalla perizia è la storia del dolore e del gonfiore al ginocchio: la madre della giovane ha dichiarato che la figlia lamentava da circa una settimana dolore e un importante rigonfiamento dell'arto, comparsi spontaneamente prima della caduta. Questa informazione, secondo la documentazione esaminata, non risulterebbe essere stata riferita al triage. I consulenti osservano che, se la preesistenza del dolore e del gonfiore fosse emersa, ciò avrebbe giustificato approfondimenti diagnostici più ampi, compresa la ricerca di una possibile trombosi venosa profonda.

Tuttavia i periti sottolineano la brevità della finestra temporale tra la visita, avvenuta alle 11.58, e il primo deterioramento registrato alle 15.04, che avrebbe limitato le possibilità di accertamento e di trattamento tempestivo. Non è inoltre possibile stabilire con precisione quando si sia verificata l'embolia che ha causato il decesso.

Per queste ragioni la perizia conclude che l'insufficiente approfondimento anamnestico potrebbe avere determinato una modesta perdita di possibilità di identificare e trattare prima la patologia trombotica, ma non è possibile ricondurre con un grado di probabilità elevato il decesso a questa criticità. Per quanto riguarda la fase successiva alla perdita di coscienza, i consulenti valutano tempestiva e adeguata la presa in carico a partire dalle 15.04.

Durante le indagini la madre della giovane ha riferito che la figlia, una volta accompagnata in bagno, sarebbe rimasta sola e che, secondo quanto le era stato detto dai medici, se qualcuno si fosse accorto prima del peggioramento «probabilmente si sarebbe potuta salvare». Al momento i tre sanitari coinvolti risultano indagati nell'ambito dell'inchiesta in corso.

Fonte: Raccontiamo Genova

Torna a Genova