Ex Ilva a Genova: corteo, blocchi e tende sotto la Prefettura per chiedere la continuità produttiva
Sciopero cittadino dopo la decisione di Acciaierie d'Italia di sospendere la produzione nell'area nord
Una giornata di mobilitazione ha coinvolto Genova lunedì 12 ottobre 2026: i lavoratori degli stabilimenti del gruppo hanno scioperato per contestare la decisione di Acciaierie d'Italia, in amministrazione straordinaria, di avviare il blocco temporaneo della produzione nell'area nord.
Dopo l'assemblea, intorno alle 8 il corteo è partito verso il centro cittadino. Le prime chiusure hanno interessato la strada Guido Rossa; il corteo è poi proseguito in via Cornigliano all'altezza di piazza Savio.
La manifestazione ha seguito un percorso che ha toccato largo Jurse, via Degola e via Cantore, dove i lavoratori si sono fermati davanti al Gobetti occupato. In previsione dell'arrivo del corteo, via Roma è stata chiusa al traffico. Successivamente la protesta ha raggiunto via Buozzi, via Gramsci, piazza della Nunziata e piazza Corvetto.
Giunti sotto la Prefettura, i lavoratori — come annunciato da Armando Palombo della Rsu Fiom Cgil — hanno montato delle tende per presidiare l'area e hanno deciso di non salire dall'ingresso presidiato dalle forze dell'ordine a motivo della presenza di blindati. In seguito, per cercare di calmare la situazione, i mezzi blindati sono stati spostati.
La sindaca di Genova, Silvia Salis, intervenuta al corteo, ha dichiarato che la richiesta della città è di non fermare lo stabilimento e che nella sua lettera al ministro ha chiesto forniture di materia prima e un piano governativo per garantire occupazione e continuità produttiva. Salis ha avvertito che, in caso di fermo dell'impianto, dal 15 novembre si aprirebbe per la città uno scenario «insostenibile» dal punto di vista occupazionale.
Anche il presidente della Regione Liguria, Marco Bucci, ha ribadito l'opposizione alla chiusura dello stabilimento di Genova, sottolineando che i prodotti dell'impianto sono richiesti dal mercato. Bucci ha riferito di aver sollecitato il sottosegretario Alfredo Mantovano e il ministro Adolfo Urso a prevedere l'acquisto di coils per garantire le forniture agli stabilimenti e ha affermato la volontà di individuare un progetto che assicuri la continuità produttiva, distinguendo la situazione di Genova da quella di altri siti come Taranto.
Dal fronte sindacale, Alessandro Pagano, segretario della Camera del Lavoro di Genova, ha chiesto il ritiro delle dichiarazioni dei commissari e la sostituzione con un piano strategico chiaro che assicuri la continuità dello stabilimento genovese. Pagano ha indicato che la lettera dei commissari ha colpito attività che, secondo i sindacati, hanno mercato e potrebbero proseguire se approvvigionate di materia prima, evitando così ricorso a strumenti come la cassa integrazione.
La mobilitazione di oggi è stata descritta come un primo grande banco di prova della protesta cittadina; lavoratori e istituzioni tengono inoltre alto il livello di attenzione in vista della pronuncia della Corte di Cassazione prevista per il 20 ottobre, ritenuta uno snodo cruciale per il futuro della filiera siderurgica coinvolta.