Genova · 10 Ottobre 2026

Ex Ilva: fermo temporaneo annunciato a Cornigliano, Acciaierie d'Italia cita vincoli giudiziari

L'azienda parla di limiti imposti da provvedimenti giudiziari; i sindacati proclamano mobilitazione

Ex Ilva: fermo temporaneo annunciato a Cornigliano, Acciaierie d'Italia cita vincoli giudiziari
Immagini realistiche prodotte fedelmente al contesto della notizia con Freia

Lo stabilimento di Cornigliano a Genova subirà un arresto temporaneo della produzione in conseguenza dello stop agli impianti di Taranto, una dinamica che l’azienda segnala avere impatti diretti anche sugli stabilimenti a valle. I sindacati hanno annunciato una mobilitazione che partirà lunedì, esprimendo preoccupazione per occupazione e prospettive industriali.

In una nota Acciaierie d'Italia, in amministrazione straordinaria, ha ricostruito le ragioni della fermata attribuendola ai vincoli giudiziari e all'impossibilità di proseguire oltre le scadenze imposte. L'azienda richiama in particolare il decreto del Tribunale di Milano del 27 luglio e i termini fissati dalla Corte d'Appello di Milano come fattori determinanti per la decisione.

La società afferma di aver presentato due ricorsi per cercare soluzioni che consentissero la continuità produttiva; la seconda istanza, volta a mantenere i forni in riscaldo fino alla pronuncia della Corte di Cassazione, sarebbe stata respinta il 5 ottobre. Ora l'attenzione è rivolta all'udienza fissata per il 20 ottobre in Corte di Cassazione.

Acciaierie d'Italia sottolinea che gli stabilimenti di Genova e Novi Ligure non dispongono di un'area a caldo autonoma e dipendono dall'approvvigionamento di acciaio proveniente da Taranto. Per questo motivo l'interruzione nella produzione a monte determina effetti anche sulle lavorazioni successive condotte a Cornigliano.

Nella nota l'amministrazione straordinaria segnala inoltre criticità operative e finanziarie legate agli approvvigionamenti: ordini di materie prime destinati alla produzione che non fossero utilizzati e trasformati entro il 25 ottobre, ultimo termine dei 90 giorni concessi, rischierebbero di restare in magazzino senza poter essere lavorati nei tempi previsti. L'azienda dichiara di non poter impiegare risorse a carico dei creditori per acquistare e stoccare materiali che non sarebbero utilizzabili nell'ambito della continuità permessa.

Acciaierie d'Italia risponde infine alle ipotesi di rifornire gli impianti a valle acquistando bramme e rotoli sul mercato, osservando che tra ordine e consegna possono trascorrere diversi mesi e che i materiali devono rispettare requisiti qualitativi richiesti dai clienti, rendendo la soluzione non immediatamente praticabile.

L'azienda afferma di aver valutato tutte le strade possibili per evitare la fermata e auspica che la decisione della Corte di Cassazione del 20 ottobre possa offrire una soluzione tale da scongiurare la chiusura definitiva degli impianti. Nel frattempo a Genova resta alta la preoccupazione per le ricadute produttive e occupazionali legate all'evoluzione della vicenda.

Fonte: Raccontiamo Genova

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