Genova · 07 Ottobre 2026

Genova, confermate in appello le condanne per violenza sessuale contro i pallanuotisti Nebbia e Baldineti

La Corte d'Appello ricostruisce la notte del 16 aprile 2022 e parla di grave coercizione sulla vittima

Genova, confermate in appello le condanne per violenza sessuale contro i pallanuotisti Nebbia e Baldineti
Immagini realistiche prodotte fedelmente al contesto della notizia con Freia

La Corte d'Appello di Genova ha confermato le condanne per violenza sessuale nei confronti dei pallanuotisti Marco Nebbia e Tommaso Baldineti. Nebbia è stato condannato a 5 anni, 5 mesi e 10 giorni; Baldineti a 5 anni, 4 mesi e 15 giorni. Le difese erano costituite, rispettivamente, dagli avvocati Fabio La Mattina, Monica Tranfo e Andrea Vernazza per Nebbia e da Michele Ispodamia e Alberto Caselli Lapeschi per Baldineti. Le parti civili erano assistite dagli avvocati Massimo Boggio e Pietro Bogliolo.

Nelle motivazioni la Corte ricostruisce la notte del 16 aprile 2022 e respinge la versione difensiva secondo cui i rapporti sarebbero stati tutti consensuali. I giudici hanno ritenuto invece che i filmati acquisiti confermino la sequenza raccontata dalla giovane: un primo rapporto con Nebbia avvenuto senza la presenza di Baldineti e poi l'arrivo di quest'ultimo, seguito dalla richiesta di un rapporto a tre che la ragazza non avrebbe voluto.

I giudici hanno evidenziato la differenza tra le immagini del primo incontro, in cui la giovane appare partecipante, e le successive, nelle quali è descritta come totalmente passiva e inerme durante la penetrazione da parte di Baldineti. Dalle immagini, secondo la Corte, non emergono gesti o segnali vocali che possano essere interpretati come partecipazione agli atti sessuali.

La Corte ha valutato anche lo stato di alterazione dovuto all'assunzione di alcol della vittima: pur non ritenendola totalmente incapace, i giudici hanno ritenuto che l'alterazione riducesse la capacità di opporsi in modo deciso agli atti non voluti. I magistrati hanno precisato che la perdita in qualche misura dei freni inibitori non comporta la presunzione del consenso e che il consenso a un rapporto con una persona non si estende automaticamente a un'altra.

Nel descrivere la condotta degli imputati la Corte ha sottolineato modalità che, a suo giudizio, denotano una volontà di sopraffazione e disprezzo verso la persona offesa e una grave forma di coercizione, con pratiche sessuali prolungate considerate dolorose, umilianti e mortificanti per la vittima.

La sentenza d'appello conferma il quadro di responsabilità già delineato dal Tribunale di Genova, che in primo grado aveva parlato di «serate seriali» finalizzate, secondo l'accusa e la decisione, a indurre con mezzi fraudolenti le ragazze a rapporti sessuali con entrambi gli imputati. In appello la Corte ha però riconosciuto le attenuanti generiche nella massima estensione, valorizzando in particolare la giovane età e l'immaturità emotiva degli imputati, circostanze che hanno comportato la riduzione delle pene rispetto alle condanne di primo grado (6 anni e 6 mesi per Nebbia, 6 anni e 3 mesi per Baldineti).

Sotto il profilo delle riprese e della diffusione dei filmati, la Corte ha disposto il non luogo a procedere per il reato di interferenze illecite nella vita privata per difetto della condizione di procedibilità, ma ha confermato la condanna per la diffusione illecita di video sessualmente espliciti: i giudici hanno ritenuto che un eventuale consenso alla ripresa non equivalga a consenso alla successiva diffusione. Sono state inoltre confermate responsabilità relative a filmati che riguardavano due ragazze minorenni all'epoca dei fatti: per una di loro la Corte ha ritenuto provata la produzione di materiale pornografico; per l'altra la detenzione da parte di Nebbia di un video ricevuto da Baldineti.

Fonte: Raccontiamo Genova

Torna a Genova