Finto studio legale a Genova: due donne a processo per 45 capi di imputazione
La Procura contesta pratiche per cittadinanza e ricongiungimenti per quasi 60mila euro
Due donne sono a processo a Genova con l’accusa di aver indotto clienti a pagare per prestazioni legali e amministrative presentandosi come professioniste abilitate. I reati contestati sono truffa aggravata e sostituzione di persona in concorso, secondo quanto ricostruito dalla Procura.
Secondo l’impianto accusatorio, le imputate avrebbero messo a punto in città un presunto «Studio Legale e Tributario Associato», avvalendosi anche di documenti con intestazioni istituzionali per convincere chi si rivolgeva a loro della legittimità dell’attività. In alcuni casi, una delle due avrebbe dichiarato di essere magistrato, pur non avendo titolo per esercitare la professione forense.
Dagli atti emerge che i servizi per i quali venivano richiesti compensi riguardavano in prevalenza pratiche di richiesta della cittadinanza italiana e ricongiungimenti familiari. Altre prestazioni contestate includono pratiche Isee e 730, adozioni e assistenza in procedimenti penali e minorili.
Il decreto di citazione contiene 45 capi di imputazione. Gli importi addebitati nei singoli episodi variano da poche centinaia di euro fino a diverse migliaia; tra i casi più rilevanti figurano somme di 7.000 euro e circa 3.000 euro. Il pubblico ministero Giuseppe Longo ha quantificato in quasi 60.000 euro il totale delle somme indicate nei capi di imputazione.
Il processo si trova nella fase dell’istruttoria dibattimentale e sono in corso le testimonianze delle persone offese: nel decreto ne vengono elencate circa 40, di cui alcune si sono costituite parti civili.
Le posizioni delle due imputate sono trattate separatamente. Martina Giudici, dopo aver cambiato più volte difensore, è assistita da un legale d’ufficio, mentre Stefania Castro è rappresentata dall’avvocata Sara Garaventa. La stessa Castro ha inoltre presentato una denuncia nei confronti di Giudici.
L’istruttoria dovrà ricostruire i singoli episodi contestati e accertare eventuali responsabilità; fino a una decisione definitiva restano valide la presunzione di innocenza e il principio del contraddittorio.