Portuali in presidio davanti alla Prefettura di Genova: chiesta la qualifica di lavoro usurante
Delegazione ricevuta; Usb annuncia lo sciopero nazionale del 30 ottobre per le riforme del settore
Questa mattina davanti alla Prefettura di Genova si è svolto un presidio dei portuali che rivendicano il riconoscimento del lavoro portuale tra le attività usuranti e chiedono modifiche alla normativa che regola il settore. Una delegazione dei lavoratori è stata ricevuta da un rappresentante dell'ufficio prefettizio, ha riferito la sigla sindacale Usb.
La mobilitazione fa parte di un percorso che culminerà con uno sciopero nazionale di 24 ore il 30 ottobre, proclamato dal coordinamento dei porti sul tema dell'usura lavorativa e sulle riforme del comparto.
A spiegare le ragioni della protesta è stato José Nivoi, portuale e rappresentante di Usb Mare e Porti, che ha sottolineato come l'età media nel porto di Genova superi i 50 anni, elemento che rende urgente affrontare le condizioni di lavoro e l'età pensionabile. Nivoi ha ricordato l'esempio di un lavoratore di 62 anni che continua a svolgere mansioni analoghe a quelle svolte a 20 anni, evidenziando le difficoltà associate alla mancata ricambio generazionale.
Secondo il rappresentante sindacale, le assunzioni avviate da alcune imprese non sono sufficienti a risolvere i problemi strutturali del sistema portuale. Ha inoltre richiamato lo sciopero del 7 maggio, quando era stata avanzata la stessa richiesta al Ministero del Lavoro, e la promessa che entro settembre sarebbe stato costituito un tavolo tecnico con parti sociali, datori di lavoro, Inail, Inps e i ministeri competenti per mettere in relazione dati su malattie professionali, infortuni ed età dei lavoratori.
Usb ha poi evidenziato la necessità di rivedere l'interpretazione delle norme sul lavoro usurante: oggi il riconoscimento dipende dal superamento di un certo numero di ore con un tetto massimo e alcune fasce notturne, secondo il sindacato, non vengono considerate correttamente nel conteggio. Per questo si chiede una revisione dei criteri e un aggiornamento degli aspetti economici e previdenziali di una normativa ritenuta datata.
Nivoi ha collegato la richiesta pensionistica a una critica sulle scelte di spesa pubblica, sostenendo che al momento il governo non trova risorse per le pensioni anticipate ma rinviene fondi per il riarmo. Il rappresentante Usb ha inoltre richiamato l'impegno dei portuali su altri fronti, tra cui l'opposizione al transito di armamenti nel porto di Genova e iniziative a sostegno della popolazione di Gaza; ha infine ricordato di aver partecipato a una spedizione diretta a Gaza intercettata dall'esercito israeliano.
La mobilitazione proseguirà con lo sciopero del 30 ottobre, mentre resta aperta la richiesta di un confronto istituzionale per valutare il riconoscimento del lavoro portuale come usurante e le modifiche normative necessarie.
Sulla vicenda è intervenuta la vicepresidente del gruppo Pd alla Camera Valentina Ghio, che ha dichiarato il sostegno del Partito Democratico alle richieste dei portuali, definendole legittime. Ghio ha ricordato di aver depositato alla Camera una proposta di legge due anni fa per inserire il lavoro portuale tra le attività usuranti e permettere dunque l'accesso alle forme di pensionamento anticipato.
La deputata ha inoltre richiamato le preoccupazioni espresse dalla Compagnia portuale Pippo Rebagliati di Savona-Vado circa il rischio che parte delle entrate delle Autorità di sistema portuale vengano destinate al finanziamento dei nuovi strumenti previsti dalla riforma, con possibili ricadute sulla disponibilità di risorse per il fondo 15-bis, destinato a formazione, reimpiego dei lavoratori inidonei e accompagnamento all'esodo. Ghio ha detto che gli emendamenti presentati mirano a evitare tagli alle autorità di sistema e a tutelare il lavoro nel processo di riforma.