Chat neonaziste e istruzioni per esplosivi: blitz dei Ros, a Genova un minore indagato
Perquisizioni e sequestri in diverse città; tra i materiali simboli nazisti e manuali proibiti
Nella giornata di giovedì 24 settembre 2026 i Ros, in collaborazione con i comandi provinciali dei carabinieri e le Digos di più città, hanno eseguito 17 decreti di perquisizione personale, locale e informatica nei confronti di altrettanti giovani.
Le perquisizioni hanno riguardato 14 minorenni e 3 maggiorenni residenti in varie località italiane; tra questi è stato segnalato il coinvolgimento di un minore a Genova. Gli investigatori hanno contestato, tra le altre, le seguenti ipotesi di reato: istigazione a delinquere, anche per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa; addestramento ad attività con finalità di terrorismo; e l’aggravante della finalità terroristica.
Nel corso delle operazioni sono stati posti sotto sequestro armi bianche, vessilli e altra oggettistica riconducibile alla simbologia nazista, oltre a numerosi dispositivi elettronici che, secondo gli inquirenti, sarebbero stati impiegati per diffondere materiale di propaganda.
Gli accertamenti hanno evidenziato la presenza di una rete di area suprematista e neonazista sviluppata soprattutto su Telegram e, in parte, su TikTok. All’interno di gruppi privati gli indagati avrebbero condiviso contenuti razzisti, antisemiti e discriminatori di genere, oltre a materiale riconducibile all’ideologia neonazista e a messaggi che celebravano terroristi e figure del suprematismo bianco come Brenton Tarrant, nonché Adolf Hitler, le SS e il fascismo.
Secondo gli atti, nelle chat circolavano anche videogiochi e filmati che rappresentavano scene di violenza contro minoranze etniche, insieme a istruzioni relative alla fabbricazione di esplosivi e all’uso di armi da fuoco e da taglio. In particolare, alcuni indagati risultano iscritti al gruppo Telegram privato "Chat del Nuovo Ordine Europeo", dove sarebbero stati diffusi video, immagini e documenti legati all’ideologia nazista e all’incitamento all’odio, compresa la negazione dell’Olocausto.
Ad altri indagati viene contestata la partecipazione al gruppo Telegram "F.F.I. - Fronte Fascista Italiano", descritto dagli investigatori come luogo di condivisione di messaggi razzisti e di propaganda contro ebrei, persone di colore e omosessuali. Sempre nelle chat sarebbero circolati materiali prodotti da esponenti di gruppi suprematisti, video di esecuzioni sommarie e manuali per l’autoaddestramento finalizzati alla realizzazione di azioni dirette, inclusi documenti associati al gruppo "The Base".
Le indagini proseguono per chiarire ruoli, responsabilità e modalità di diffusione dei contenuti; le attività sono state coordinate dalle forze di polizia coinvolte.