Genova · 22 Settembre 2026

Neonata morta al San Martino: in appello la condanna per medico e ostetrica scende a un anno

La Corte d'appello riduce la pena; perizia segnala imperizia ma non esclude che la bambina sarebbe potuta morire comunque

La Corte d'appello di Genova ha emesso oggi la sentenza nel secondo grado di giudizio sul caso della neonata deceduta durante il parto al policlinico San Martino di Genova nell'aprile 2021. La pena inflitta al medico e all'ostetrica coinvolti è stata ridotta da un anno e mezzo a un anno.

In primo grado i due professionisti, difesi dall'avvocato Antonio Rubino, erano stati condannati a un anno e mezzo. I giudici di primo grado avevano ricollegato la morte della bambina al ritardo nell'esecuzione del taglio cesareo.

Nel corso dell'appello la Corte aveva disposto una nuova consulenza tecnica affidata ai medici Rita Celli, Amerigo Santoro e Nicola Ghione. La perizia ha evidenziato una criticità nella gestione del travaglio, indicando la "mancata predisposizione tempestiva di taglio cesareo" come elemento di imperizia nella condotta dei professionisti.

Tuttavia, i periti hanno descritto tale condotta come "colposa omissiva" e "da porsi in nesso di concasualità con il decesso", precisando al contempo che questo alone di responsabilità non sarebbe, da solo, sufficiente a soddisfare il criterio di giudizio penalistico.

Gli esperti hanno inoltre osservato che non era possibile escludere "con elevata probabilità prossima alla certezza" che la neonata sarebbe morta comunque anche se il parto fosse stato gestito diversamente. Tra i fattori presi in considerazione figurano un cordone ombelicale particolarmente corto e avvolto in modo serrato attorno al collo della neonata.

Durante l'udienza del 30 marzo è stata poi illustrata l'ipotesi che uno pneumotorace, insorto in seguito alle manovre di rianimazione — giudicate corrette — possa aver contribuito al decesso. I periti hanno infine dichiarato di non poter escludere, sulla base delle conoscenze attuali, la presenza di una condizione patologica polmonare che avrebbe potuto influire negativamente sull'esito.

La pronuncia in Corte d'appello conclude il secondo grado del procedimento, con la riduzione della pena rispetto alla sentenza di primo grado e con una valutazione tecnica che segnala sia criticità nell'operato dei sanitari sia la possibile incidenza di fattori non dipendenti dalla loro condotta.

Fonte: Raccontiamo Genova

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