Cice, avviso di conclusione indagini per bilanci falsificati e finanziamenti Covid
La Procura di Genova contesta bancarotta, falso in bilancio e indebita percezione di erogazioni pubbliche ai vertici della società
La Procura della Repubblica di Genova ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti dei vertici di Cice S.r.l., azienda attiva nell’import-export e nel commercio all’ingrosso del caffè, che era stata posta in liquidazione giudiziale nel novembre 2024. Le indagini sono state svolte dal nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Genova e coordinate dal sostituto procuratore Marcello Maresca.
Il provvedimento segue l’esecuzione, già confermata dal Tribunale del Riesame di Genova, di un decreto di sequestro preventivo per equivalente da oltre 5,5 milioni di euro nei confronti dei tre amministratori pro tempore indicati nell’atto: Davide Torrice, Nello Mascia e Flora Bozzini, assistiti dall’avvocato Angelo Paone. Le fiamme gialle avevano vincolato un ampio patrimonio immobiliare e finanziario per garantire il recupero delle somme contestate.
Tra i beni sottoposti a vincolo figurano appartamenti, box auto, cantine e magazzini ubicati anche nel territorio genovese e in altre località indicate nell’atto, come Moneglia, la stazione sciistica di Prato Nevoso (CN) e l’Isola d’Elba.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti e riportato nell’avviso di conclusione indagini, Cice sarebbe versata in uno stato di dissesto strutturale con patrimonio netto negativo già a partire dal 2014. L’accusa contesta che tale situazione sia stata nascosta tramite una sistematica sopravvalutazione fittizia delle rimanenze di magazzino nei bilanci dal 2014 al 2021, artificio che avrebbe permesso all’impresa di continuare l’attività aggravando il deficit patrimoniale.
Oltre al presunto falso in bilancio, la Procura contesta ai membri del consiglio di amministrazione la distrazione di risorse a danno dei creditori, con erogazione di emolumenti agli amministratori tra il 2014 e il 2023 nonostante la presunta insolvenza della società. Viene inoltre descritta una serie di operazioni commerciali con la società Mantrading S.A., di diritto elvetico e riconducibile, secondo l’accusa, agli stessi indagati: Cice avrebbe venduto caffè a prezzi scontati alla compagine svizzera per poi riacquistarlo a valori superiori, drenando liquidità dalla società italiana.
La vicenda riguarda anche finanziamenti ottenuti nel periodo della pandemia: tra luglio 2020 e marzo 2022, gli amministratori avrebbero presentato a vari istituti di credito — tra cui Banco BPM, UniCredit, Intesa Sanpaolo, BPER, Crédit Agricole, Banca Popolare di Sondrio e Banca Carige — dichiarazioni ritenute non veritiere e bilanci falsificati, omettendo lo stato di crisi anteriore al 31 dicembre 2019. Secondo l’accusa, tali comportamenti avrebbero permesso di ottenere finanziamenti per complessivi 5.550.000 euro e coperture garantite pubblicamente per 4.595.000 euro tramite il Fondo di Garanzia delle PMI e Mediocredito Centrale S.p.A.
L’indagine si estende a un quarto indagato, che è accusato di aver fornito rassicurazioni via PEC al fornitore Inter-Kom S.p.A. circa la presenza nei magazzini di partite di caffè a garanzia dei crediti vantati. La Procura sostiene che la merce non fosse mai giunta nei depositi, inducendo il fornitore a concedere dilazioni e subendo un danno stimato in circa 7,8 milioni di euro.
Con la notifica dell’avviso di conclusione indagini, gli indagati hanno la possibilità di chiedere di essere sentiti dal pubblico ministero o di depositare memorie difensive. L’avvocato Angelo Paone, contattato da GenovaToday, ha dichiarato che i suoi assistiti ritengono i bilanci veritieri e che confida che la questione sarà affrontata in sede di udienza preliminare.
Le accuse contestate, come riportato dall’atto della Procura, comprendono tra gli altri i reati di bancarotta fraudolenta, falso in bilancio, truffa aggravata e indebita percezione di erogazioni pubbliche. Tali addebiti restano contestazioni fino a eventuali pronunce definitive dell’autorità giudiziaria.