A Borzonasca manifesti accusano due cugini di 'contrabbando di porcini': indagine per diffamazione e stalking
Affissioni con foto alterata, denuncia presentata ai carabinieri: un uomo avrebbe ammesso la paternità dei volantini
A Borzonasca, tra la fine di settembre e i primi giorni di ottobre 2026, sono stati affissi manifesti che accusavano due residenti di bracconaggio e “contrabbando di porcini”, offrendo una ricompensa di € 10.000. Le presunte vittime sono due cugini, un dipendente pubblico di 50 anni e un pensionato di 60 anni.
Secondo la denuncia presentata alla Stazione dei Carabinieri di Borzonasca il 22 ottobre 2026, l'immagine utilizzata per i volantini sarebbe stata tratta dal profilo WhatsApp di una delle persone ritratte e successivamente modificata graficamente: lo sfondo marino originale sarebbe stato sostituito con un paesaggio boschivo. Sui manifesti è riportata l'intestazione: "Il \"duo pila\" ricercati per bracconaggio e contrabbando di porcini. Ricompensa di € 10,000 pagabile in funghi o denaro, rivolgersi allo sceriffo di Borzonasca".
Gli affissi, stimati in almeno una decina secondo quanto riportato nella querela (cinque quelli effettivamente rinvenuti), sono comparsi in vari punti di passaggio lungo la Strada Provinciale 586 e nel territorio comunale: dal bivio per Levaggi in direzione Carasco, al bivio di Sopralacroce, vicino alla fermata dell'autobus di Pianazzo, sul cartello d'ingresso del paese e sotto le indicazioni di una struttura agrituristica della zona.
I due uomini, che raccolgono funghi occasionalmente nelle aree del Monte Aiona, della Valle Sturla e del Parco dell'Aveto, hanno dichiarato di non essere mai stati sottoposti a controlli o sanzioni dalle guardie micologiche e di aver sempre rispettato le norme. Nei giorni precedenti alla comparsa dei manifesti uno dei cugini aveva inoltre trovato la propria auto, una Fiat Panda, rigata lungo la fiancata durante una uscita nei boschi.
La vicenda ha avuto una svolta il 12 ottobre, quando uno dei due ha ricevuto la telefonata di un artigiano trentenne del posto che, secondo quanto riportato nella denuncia, avrebbe ammesso di aver affisso i manifesti. Pochi giorni dopo anche la madre del giovane avrebbe contattato una delle vittime riconoscendo la responsabilità del figlio.
Le ripercussioni sulla sfera personale e psicologica dei denuncianti sono state significative: il dipendente pubblico ha dichiarato di aver manifestato un forte stato d'ansia, risultando in malattia dal 13 ottobre e avendo dovuto ricorrere a cure e prescrizioni farmacologiche.
La denuncia-querela è stata formalizzata il 22 ottobre 2026 presso la Stazione dei Carabinieri di Borzonasca. Rappresentati dall'avvocato Giuseppe Maria Gallo del Foro di Genova, i due uomini hanno indicato come ipotesi di reato diffamazione, atti persecutori/stalking e molestia. Nelle querele la difesa si è opposta a eventuali decreti penali di condanna o a percorsi di giustizia riparativa, chiedendo la condanna dell'autore delle affissioni.
Gli sviluppi della vicenda sono ora all'attenzione delle autorità competenti; non risultano al momento esiti di indagini o provvedimenti giudiziari definitivi.