Crollo al cantiere Esselunga di Firenze: chiesta l’imputazione per cinque persone, tra le vittime un operaio residente a Genova
Udienza preliminare fissata per il 17 dicembre; compagna e figlio della vittima genovese si costituiranno parte civile.
La Procura di Firenze ha chiesto il processo per cinque persone per il crollo avvenuto il 16 febbraio 2024 nel cantiere Esselunga a Firenze, incidente che ha causato la morte di cinque lavoratori. La giudice per l’udienza preliminare Francesca Scarlatti ha fissato l’udienza al 17 dicembre.
Le vittime sono Bouzekri Rahimi, 56 anni; Luigi Coclite, 59 anni; Mohamed Toukabri, 53 anni; Mohammed El Farhane, 23 anni; e Taoufik Haidar, 42 anni. La fonte indica che Toukabri era residente a Genova: tra le parti offese che intendono costituirsi parte civile figurano la convivente Monica Alexandra Tutiven Guerrero e il figlio Alex Isac Toukabri, entrambi residenti nel capoluogo e assistiti dall’avvocato genovese Daniele Pomata.
Sono stati iscritti nel procedimento, e per i quali la Procura ha chiesto il processo, Carlo Melchiorre (dirigente di Rdb.Ita e autore del progetto e delle schede di produzione dei prefabbricati), Alfonso D’Eugenio (rappresentante legale di Rdb.Ita e Italprefabbricati), Marco Passaleva (incaricato della progettazione strutturale esecutiva e della direzione dei lavori strutturali), Luca Dario Domingo Garini (rappresentante legale di Attività Edilizie Pavesi) e Riccardo Papi (collaudatore nominato da La Villata Spa). Contestazioni sono mosse anche verso le società Rdb.Ita, Italprefabbricati e Attività Edilizie Pavesi.
I reati contestati, secondo la ricostruzione dei pm Francesco Sottosanti e Alessandra Falcone, comprendono crollo doloso, omicidio colposo plurimo, lesioni personali gravi nei confronti di altri tre operai e violazioni delle norme sulla sicurezza. Nel dettaglio, la Procura contesta a Melchiorre di aver redatto con fretta il progetto dei prefabbricati, commettendo errori nella progettazione e nell’armatura della trave indicata come TL309-2P, che non sarebbe stata sottoposta alle verifiche sismiche richieste e sarebbe stata realizzata con un quantitativo di ferro giudicato insufficiente; a lui vengono inoltre attribuite omissioni nella documentazione e nelle certificazioni.
A D’Eugenio viene contestato di aver imposto tempi e risorse inadeguati per la progettazione, puntando alla riduzione delle armature e affidando la produzione senza controlli adeguati, oltre ad aver consentito l’immissione sul mercato di prefabbricati privi della documentazione e delle certificazioni previste. Passaleva è accusato di non aver rilevato gli errori progettuali e di aver approvato la scheda di produzione della trave senza individuarne i vizi, permettendone l’installazione senza le verifiche necessarie. A Garini si contesta l’omissione dei controlli sulla documentazione, sulla conformità e sulla sicurezza dei prefabbricati giunti in cantiere, mentre a Papi viene imputato di non aver verificato la documentazione tecnica delle travi, di non aver richiesto una prova di carico preventiva e di non aver rilevato gli errori progettuali e quelli presenti nelle schede di produzione.
Per le tre società coinvolte la Procura contesta la mancata adozione di modelli organizzativi e sistemi di controllo adeguati per prevenire reati e violazioni della sicurezza, carenze che, secondo l’accusa, avrebbero favorito risparmi sui costi e l’accelerazione dei tempi di progettazione e realizzazione.
L’udienza preliminare del 17 dicembre dovrà decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio. Le imputazioni qui riportate sono quelle formulate dalla Procura; la posizione degli indagati sarà valutata nelle sedi processuali nel rispetto della presunzione di innocenza.