Ex Ilva, Piemonte e Liguria inviano al Governo un documento in cinque punti per salvare gli stabilimenti e i posti di lavoro
Tavolo interregionale a Torino; al centro la situazione di Cornigliano e Vado Ligure
Il 21 ottobre 2026, al Grattacielo Piemonte, si è svolto un incontro interregionale dedicato alla crisi dell’ex Ilva, con collegamento in video dai vertici della Regione Liguria. Al centro della riunione c’erano gli stabilimenti di Genova Cornigliano, Vado Ligure, Novi Ligure, Racconigi e Gattinara.
Hanno partecipato i presidenti Marco Bucci e Alberto Cirio, gli assessori liguri Alessio Piana (Sviluppo Economico) e Paolo Ripamonti (Rapporti con i Sindacati), la sindaca di Genova Silvia Salis con il vicesindaco Alessandro Terrile, i sindaci dei Comuni piemontesi interessati, i commissari straordinari, i vertici di Acciaierie d'Italia e le organizzazioni sindacali.
Dall’analisi dei dati emersi durante il confronto è emersa una situazione critica per l’operatività. A Genova Cornigliano risultano fermi 280 dei 917 dipendenti; l’azienda ha segnalato il rischio che tale numero possa aumentare fino a 870 in presenza di nuove richieste. Lo stabilimento Sanac di Vado Ligure conta circa 50 lavoratori, tutti in cassa integrazione. Gli impianti genovesi stanno operando al 38% della capacità potenziale; Acciaierie d'Italia ha indicato la possibilità di una ripresa produttiva entro febbraio, subordinata all’arrivo delle forniture garantite dal Governo.
Al termine della riunione è stato sottoscritto un documento congiunto articolato in cinque punti, che le Regioni invieranno alla Presidenza del Consiglio e al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT). I punti chiave sono i seguenti:
1. Unità del gruppo, ma non esclusività delle forniture: si chiede di mantenere l’unità del gruppo siderurgico a livello nazionale senza imporre l’esclusività di approvvigionamento da Taranto, per consentire agli stabilimenti di Genova, Novi Ligure e Racconigi di procurarsi materie prime anche da fornitori esterni.
2. Predisposizione di un piano ordini: si richiede la predisposizione e la presentazione alle amministrazioni regionali e comunali di un piano operativo di ordini e acquisti per Genova, Novi Ligure e Racconigi che dimostri la sostenibilità degli approvvigionamenti, sia da Taranto sia da fornitori esterni.
3. Parità di tutela per l’indotto: Piemonte e Liguria chiedono che i lavoratori dell’indotto ricevano le stesse tutele previste per la Puglia, garantendo pari trattamento per tutti i territori coinvolti dalla crisi.
4. Anticipo della cassa integrazione: le Regioni si dichiarano pronte ad attivare, se necessario, un meccanismo di anticipazione della cassa integrazione per assicurare la continuità del reddito ai lavoratori e prevenire ritardi nei pagamenti.
5. Tavolo congiunto permanente: è stata concordata l’istituzione di un tavolo congiunto Piemonte-Liguria che rimarrà operativo per l’intera durata della crisi, fino all’individuazione di una nuova proprietà, con incontri regolari tra istituzioni, sindacati e territori interessati.
Le istituzioni coinvolte hanno deciso di portare queste richieste al Governo centrale e al MIMIT per ottenere soluzioni che assicurino la continuità produttiva e la tutela dei posti di lavoro sul territorio genovese e negli altri stabilimenti coinvolti.