Monni: un caso accertato nei pronto soccorso dell'Asl Centro, rispetto per i medici nelle indagini sui certificati ai migranti
Un solo episodio di non idoneità rilevato; il dipartimento di prevenzione non segnala casi
Nei pronto soccorso dell'Asl Centro è stato accertato un solo caso di non idoneità all'ingresso nei centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr), relativo a una persona le cui condizioni di salute hanno richiesto alcuni giorni di trattamento ospedaliero. Il dipartimento di prevenzione, ha aggiunto l'assessora, non ha riportato altri episodi.
Le precisazioni sono state fornite dall'assessora regionale alla Sanità Monia Monni in Assemblea legislativa rispondendo a due interrogazioni presentate dal centrodestra sulla vicenda delle perquisizioni che hanno riguardato anche alcuni medici di Firenze e Livorno, collegate all'inchiesta della procura di Ravenna sul presunto rilascio di certificati di inidoneità.
Monni ha sottolineato la necessità di rispetto per i medici che rilasciano tali certificazioni, ricordando che "il medico si assume la responsabilità di dire se quella reclusione è compatibile con le condizioni di salute di quel suo paziente, perché questo è in quel momento" e che ciò che avviene dopo la certificazione rientra nelle responsabilità dello Stato. L'assessora ha citato la norma che pone la tutela della salute della persona come limite invalicabile.
L'assessora ha inoltre richiamato l'attenzione sulla situazione paradossale che può crearsi quando un migrante irregolare non è nelle condizioni di essere trasferito in un centro e viene quindi rimesso in strada, auspicando la ricerca di alternative e avvertendo che "fare il processo ai medici è pericoloso".
Le informazioni sono state rese note dall'agenzia Dire.