Famiglie e sindacati a Firenze contro la chiusura della Rsa 'Le Civette'
Presidi a Palazzo Sacrati Strozzi e a Palazzo Vecchio; Asl Toscana Centro conferma l'intenzione di destinare l'edificio ad altre funzioni
“Giù le mani da Le Civette, questa è casa nostra”. Con questo striscione familiari degli ospiti e sindacati di base Usb e Cub, insieme alla Cgil, hanno tenuto questa mattina un presidio davanti a Palazzo Sacrati Strozzi, sede della Regione Toscana in piazza Duomo, e nel pomeriggio si sono ritrovati a Palazzo Vecchio in concomitanza del consiglio comunale per chiedere di fermare la chiusura della Rsa Le Civette.
La struttura, collocata all'interno del complesso di San Salvi nel Quartiere 2 e gestita in un immobile dell'Asl Toscana Centro, ospita oggi 19 anziani. L'Asl ha manifestato l'intenzione di chiudere il centro per destinare l'edificio ad altre funzioni.
«È una storia che va avanti dal 2023, quando fu annunciata una chiusura temporanea di un'ala della struttura, per la messa a norma di un padiglione», ricostruisce Marco Papini, portavoce dei familiari, la cui madre è ancora ospite nella Rsa. All'epoca gli ospiti erano 40, venti per ognuna delle due ali; era presente anche un centro diurno per persone con Alzheimer con altri 15 utenti.
I familiari sono stati convocati dall'Asl Toscana Centro per mercoledì 16 settembre a Villa Fabbri, ma temono che l'incontro possa preludere a spostamenti degli anziani. «Ci aspettiamo che inizino a comunicarci i trasferimenti dei nostri genitori in altre strutture e non vogliamo che accada», dice Papini. Una petizione promossa dai parenti ha raccolto oltre 300 firme; tra le richieste c'è il «blocco immediato di qualsiasi provvedimento di chiusura» e il ritorno alla situazione precedente al 2023, con 40 posti e la riapertura del centro diurno.
Secondo quanto riferito dai familiari, alle Civette risulterebbe una lista d'attesa di 40 persone; per l'intera Asl Toscana Centro la lista d'attesa è circa 1.800, di cui oltre 300 nel territorio fiorentino. La Cgil Firenze ha definito l'ipotesi di chiusura «non una semplice scelta organizzativa», sottolineando che la decisione riguarda posti letto, lavoro e servizi e può incidere sulla tenuta dell'offerta sociosanitaria.
Sul fronte occupazionale la vertenza coinvolge 28 lavoratori impiegati dalla cooperativa parmense Proges. «In caso di chiusura la cooperativa avvierebbe una procedura di licenziamento collettivo», avverte Paola Sabatini di Cub Sanità. L'Asl ha comunicato di aver contattato altre cooperative per un possibile riassorbimento del personale, ma i sindacati temono che ciò possa comportare la perdita di diritti acquisiti.
Famiglie e sindacati chiedono una presa di posizione forte sia da parte della Regione Toscana sia del Comune di Firenze. Questa mattina una delegazione dei parenti è stata ricevuta dall'assessora regionale alla sanità Monia Monni; nel pomeriggio i familiari sono stati ricevuti dall'assessore comunale al sociale Nicola Paulesu a Palazzo Vecchio. Secondo i partecipanti agli incontri, al momento le rassicurazioni sono state poche e la situazione resta in attesa di risposte operative dall'Asl.
Alla mobilitazione ha partecipato anche don Pierfrancesco, parroco di San Salvi, che in piazza ha detto: «Credo che ancora si possa sperare qualcosa di buono per la soluzione del problema». Famiglie e sindacati hanno annunciato la prosecuzione della mobilitazione fino a che non saranno chiariti il destino della struttura, dei posti letto e la sorte del personale.