Firenze · 28 Ottobre 2026

Social housing, la Città Metropolitana punta sull'ex complesso Sant'Agnese in via Guelfa

Previsto l'acquisto dell'immobile di proprietà di Asp Montedomini per destinarlo all'edilizia abitativa sociale

Social housing, la Città Metropolitana punta sull'ex complesso Sant'Agnese in via Guelfa
Immagini realistiche prodotte fedelmente al contesto della notizia con Freia

La Città Metropolitana ha presentato un progetto pilota di social housing volto a contrastare il disagio abitativo nel centro storico di Firenze, con un intervento previsto nel complesso di Sant'Agnese, in via Guelfa. L'immobile è di proprietà dell'Asp Montedomini e sarà oggetto di un'operazione finalizzata a destinarlo all'edilizia abitativa sociale.

La novità è emersa durante il Consiglio metropolitano a Palazzo Medici Riccardi, nel corso della presentazione della variazione al Documento unico di programmazione (Dup) illustrata dal vicesindaco metropolitano Alessio Mantellassi. L'operazione prevede l'acquisto dell'immobile e si inserisce in un progetto di rigenerazione urbana della zona, in continuità con il recupero dell'ex convento di Sant'Orsola e gli interventi per la valorizzazione degli spazi artigianali di via Guelfa.

La sindaca metropolitana Sara Funaro ha sottolineato l'importanza dell'intervento: “La casa è una priorità sulla quale stiamo lavorando con determinazione a Firenze e sulla quale vogliamo rafforzare l'impegno anche della Città Metropolitana - Con Sant'Agnese interveniamo su un bisogno sempre più urgente, in una parte importante di Firenze già interessata da un percorso di riqualificazione”. Funaro ha inoltre definito l'operazione come “un primo tassello di un impegno da estendere a tutto il territorio metropolitano”.

L'iniziativa, nelle intenzioni dell'amministrazione, è il primo passo di una strategia da estendere progressivamente agli altri Comuni della Città metropolitana, anche attraverso strumenti di finanziamento già sperimentati con i fondi Pinqua. L'obiettivo dichiarato è rivolgersi in particolare ai lavoratori e a quella fascia di popolazione esclusa sia dall'edilizia residenziale pubblica sia dal mercato immobiliare privato, dove i costi risultano troppo elevati.

Il modello proposto punta a integrare alloggi a canone calmierato con il recupero sostenibile del patrimonio immobiliare, la riqualificazione urbana e il potenziamento dei servizi di prossimità. Per realizzare gli interventi potranno essere utilizzati immobili di proprietà della Città Metropolitana oppure potranno essere acquisiti nuovi edifici da destinare all'edilizia abitativa. L'amministrazione prevede inoltre di sottoscrivere accordi di interesse pubblico con i Comuni del territorio, ai quali gli immobili potranno essere concessi a titolo oneroso per la realizzazione di progetti abitativi.

La Città Metropolitana intende inoltre promuovere la Carta dell'abitare, uno strumento per rafforzare la collaborazione tra le amministrazioni locali e coordinare le politiche abitative su scala metropolitana, coinvolgendo Anci, Regione, Governo e istituzioni europee per individuare nuove opportunità di finanziamento.

Il vicesindaco metropolitano Alessio Mantellassi ha spiegato che “Intendiamo esercitare a pieno il nostro ruolo di regia e pianificazione strategica di area vasta per rispondere al crescente disagio abitativo”, sottolineando la necessità di costruire risposte che tengano insieme esigenze abitative e sviluppo del territorio.

Sulla questione sono giunte anche critiche da associazioni locali. In un comunicato di Salviamo Firenze per Viverci si legge: “Denunciare le cose aiuta. E a quanto pare, nel caso di Montedomini, comincia anche a produrre qualche risultato. Dovrebbero ringraziarci, invece di difendere chi e come ha gestito l’ente. Ma gli annunci non bastano. Funaro parla di acquistare Sant’Agnese per il social housing, ma non chiarisce che fine faranno gli appartamenti di Montedomini oggi destinati agli affitti brevi turistici. Saranno recuperati a una funzione abitativa pubblica oppure resteranno fuori dall’operazione?”.

"Vogliamo sapere - precisa Francesco Torrigiani - quali immobili saranno davvero destinati a rispondere al bisogno di casa, quanto costerà l’operazione e per quanto tempo sarà garantita la funzione sociale. Perché la proprietà pubblica, da sola, non garantisce il diritto alla casa".

Fonte: Raccontiamo Firenze

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