Emergenza casa a Firenze: quattro proposte dal Dipartimento Disei dell’Università
Dai contratti di lungo periodo alla fiscalità, le indicazioni degli economisti per preservare la residenza
I docenti del Dipartimento di Scienze per l’Economia e l’Impresa (Disei) dell’Università di Firenze hanno illustrato un insieme di interventi pensati per contrastare la perdita di residenti e le criticità del mercato abitativo a Firenze, sottolineando il collegamento tra vitalità delle comunità e qualità dell’offerta turistica.
Luca Bagnoli, professore esperto di aziende non profit e imprese sociali, propone di sviluppare «un’offerta residenziale stabile, con orizzonti temporali di 30-50 anni e canoni capaci di garantire la sostenibilità economica degli interventi». Bagnoli indica il ruolo decisivo di enti pubblici e grandi proprietari e auspica interventi normativi che rendano più conveniente destinare gli immobili alla residenza di lungo periodo. «Preservare una popolazione residente è importante anche per il turismo: l’autenticità di una città dipende dalla vitalità delle comunità che la abitano», afferma.
Giacomo Manetti, professore esperto di rendicontazione sociale, ambientale e di sostenibilità, richiama esperienze come il corporate housing e il social housing. Manetti segnala che «in Toscana stanno emergendo esperienze interessanti di social housing, basate sulla collaborazione tra enti locali, fondazioni di origine bancaria e organizzazioni del terzo settore». Le amministrazioni, secondo il docente, possono individuare gli immobili sfitti, le fondazioni sostenerne la riqualificazione e gli enti gestori assegnarli a canoni calmierati, mentre rigenerazione urbana e co-programmazione sono indicate come risposte strutturali in un contesto di salari reali insufficienti a sostenere i costi abitativi.
Francesco Giunta, professore esperto di analisi di bilancio, pone l'accento sul ruolo della fiscalità: «Il trattamento fiscale dei redditi da locazione è un elemento importante nel definire le convenienze economiche dei proprietari e, di conseguenza, le scelte tra affitti residenziali e altre forme di utilizzo degli immobili». Giunta suggerisce una riflessione sulla cedolare secca e, più in generale, sul prelievo applicato alle rendite immobiliari per orientare il mercato verso un maggiore equilibrio; ricorda inoltre che la questione abitativa va letta nel quadro delle difficoltà economiche delle famiglie, a partire dal rapporto tra salari, produttività e costo della vita.
Giovanni Liberatore, professore esperto di economia e gestione del turismo, sottolinea che «la crisi della casa è al centro del dibattito europeo e richiede risposte anche a livello locale». In relazione al Piano Casa in elaborazione a livello europeo, Liberatore indica che le amministrazioni potranno valutare strumenti di regolazione degli affitti brevi e delle compravendite, «compresa l’ipotesi di limitazioni alla vendita a non residenti, nel rispetto del quadro normativo». Propone inoltre di accompagnare eventuali misure con un monitoraggio costante del fenomeno turistico e con politiche di distribuzione dei flussi e diversificazione dell’offerta. Riferendosi alle indicazioni dell’Organizzazione mondiale del turismo, i docenti evidenziano l’importanza di misurare, regolare e gestire il fenomeno coinvolgendo i residenti e sollecitano «nuove ricerche per comprendere meglio come chi vive stabilmente a Firenze percepisce le trasformazioni legate al turismo».
Le proposte avanzate dai quattro economisti coinvolgono livelli di intervento diversi — locale, nazionale ed europeo — e mettono in rilievo strumenti di politica abitativa, fiscale e di governance territoriale per favorire la residenza di lungo periodo e mitigare le pressioni generate dagli affitti brevi e dalla domanda turistica.