Brescia: denunciato un 30enne per minacce e diffamazione contro la sindaca Castelletti
La Digos, con il supporto della Polizia Locale, ha ricostruito la diffusione di un video girato a Sant'Eufemia; tra i contenuti esaminati le Stories del profilo 'Soldato audace'.
La Digos di Brescia, collaborando con la Polizia Locale, ha identificato un bresciano di 30 anni, con precedenti penali e di polizia, ritenuto autore di contenuti minacciosi e denigratori pubblicati sui social contro la sindaca Laura Castelletti.
L'uomo è stato convocato negli uffici della Digos nella mattinata di venerdì 16 ottobre e denunciato alla Procura della Repubblica con le accuse di diffamazione a mezzo stampa e minacce. Le contestazioni riguardano messaggi pubblicati su Instagram contenenti commenti offensivi e intimidatori rivolti alla prima cittadina.
La vicenda prende origine da un filmato registrato nel quartiere di Sant'Eufemia, durante un'iniziativa a cui la sindaca aveva partecipato insieme a tre giovani rapper locali. Il video, realizzato per i canali social degli artisti, è stato poi rilanciato anche su altre piattaforme.
Tra le condivisioni finite sotto la lente degli investigatori c'è quella apparsa nelle Stories del profilo Instagram 'Soldato audace', accompagnata da commenti riferiti a Castelletti. Nella notte tra il 13 e il 14 ottobre il filmato è stato ulteriormente diffuso sul web associato a espressioni definite dalla polizia oltraggiose, offensive, minacciose e denigratorie nei confronti della sindaca.
Gli accertamenti della Digos, svolti con il supporto della Polizia Locale, hanno permesso di risalire all'identità del titolare del profilo ritenuto responsabile delle pubblicazioni contestate. Completate le attività di polizia giudiziaria, il trentenne è stato convocato in Questura e denunciato.
Sulla vicenda è intervenuto il questore di Brescia, Paolo Sartori, che ha richiamato l'attenzione sulle conseguenze legali dei comportamenti tenuti online: "Vi sono persone che ritengono che ciò che viene detto e scritto sui social networks non abbia ripercussioni, considerando erroneamente la realtà virtuale come un contesto ove è lecito porre in essere qualsiasi tipologia di condotta". "Questi spazi virtuali, invece, sono del tutto assimilati al contesto reale per quanto attiene, nello specifico, alle conseguenze di carattere giudiziario che derivano da comportamenti illeciti", ha aggiunto Sartori.