Brescia · 10 Ottobre 2026

Inchiesta in provincia di Brescia: due funzionari comunali sospesi e un imprenditore ai domiciliari

La Procura ricostruisce un presunto sistema dal 2016 per il riconoscimento irregolare di cittadinanze, appalti e gestione illecita di rifiuti

Inchiesta in provincia di Brescia: due funzionari comunali sospesi e un imprenditore ai domiciliari
Immagini realistiche prodotte fedelmente al contesto della notizia con Freia

La Procura di Brescia ha ricostruito, secondo gli accertamenti riportati, un presunto sistema illecito attivo dal 2016 tra l’Alta Valtrompia e la Bassa Bresciana che coinvolge pratiche per il riconoscimento della cittadinanza italiana, affidamenti pubblici e irregolarità nello smaltimento di rifiuti pericolosi.

Le misure cautelari eseguite venerdì 9 ottobre dai finanzieri della Tenenza di Gardone Val Trompia e del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Brescia hanno determinato la sospensione dal servizio della responsabile dell’ufficio Anagrafe di Collio e del responsabile dell’ufficio Anagrafe di Orzivecchi. Un imprenditore è stato posto agli arresti domiciliari. Complessivamente risultano dieci persone indagate.

Agli indagati vengono contestate, a vario titolo, ipotesi di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, turbata libertà degli incanti, falsità, autoriciclaggio e gestione illecita di rifiuti pericolosi.

L’indagine era partita dall’anomalia statistica nelle richieste di riconoscimento della cittadinanza per discendenza a Collio. Secondo gli inquirenti, cittadini brasiliani privi dei requisiti avrebbero ottenuto la cittadinanza iure sanguinis tramite un meccanismo che prevedeva l’ingresso in Italia con visto turistico e la registrazione di residenze fittizie in quattro immobili di comodo.

A gestire le pratiche, sempre secondo la ricostruzione investigativa, sarebbe stato un intermediario brasiliano di 50 anni, già arrestato ai domiciliari a settembre. La sindaca di Collio, Mirella Zanini, figura fra le persone indagate. Le pratiche venivano, secondo gli accertamenti, gestite con compensi compresi tra 3.700 e 10.000 euro ciascuna.

Delle 408 posizioni esaminate, 170 sarebbero risultate irregolari: gli investigatori segnalano documenti alterati con il correttore, integrazioni posticce e numeri di protocollo falsi. Meno dell’1% dei beneficiari sarebbe rimasto a vivere in Italia. Il giro d’affari complessivo è stimato oltre 1,2 milioni di euro, con almeno 200.000 euro trasferiti tramite conti in Italia e all’estero, operazioni oggetto dell’ipotesi di autoriciclaggio.

L’indagine ha riguardato anche tre affidamenti di lavori e servizi pubblici in un Comune della Valtrompia. In un caso, secondo l’accusa, un funzionario e un imprenditore avrebbero concordato l’esito della procedura favorendo una ditta; in altri casi sarebbero emerse assegnazioni dirette motivate dalla presunta carenza di personale tecnico comunale e una procedura di affidamento del verde nazionale ritenuta fittizia. Alcuni interventi affidati non sarebbero stati completati o sarebbero risultati difformi rispetto ai contratti, pur essendo stati attestati come regolari.

Le verifiche ambientali, svolte con il supporto dei Carabinieri Forestali e di Arpa Lombardia, riguardano lo smaltimento dei materiali derivanti dalla demolizione di un ex complesso industriale della Bassa Bresciana. La demolizione avrebbe prodotto almeno 300 metri cubi di rifiuti contenenti amianto, frantumati meccanicamente sul posto senza adeguate precauzioni; il materiale sarebbe poi stato trasferito in almeno cinque siti tra la Bassa Bresciana e l’Alta Valtrompia e utilizzato come riempimento o abbandonato.

In un’area agricola dell’Alta Valtrompia sarebbero inoltre stati depositati oltre 6.800 metri cubi di terre e rocce da scavo contaminate da rame, piombo, zinco e nichel. Il conferimento era stato presentato come intervento di livellamento in vista di un frutteto, ma la presenza dei contaminanti comporterebbe rischi per il suolo e le falde acquifere.

Tutti i fatti esposti sono riportati dalla fonte degli atti investigativi; le persone interessate risultano indagate e la presenza di misure cautelari non pregiudica la presunzione di innocenza.

Fonte: Raccontiamo Brescia

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