Brescia · 24 Settembre 2026

Otto anni senza rinnovo: la staffetta della sanità privata attraversa le strutture bresciane

Tre giorni di presidi e volantinaggi davanti a Poliambulanza, Sant'Anna, Maugeri e altre cliniche; i sindacati denunciano buste paga più basse rispetto al pubblico e difficoltà a trattenere personale

Davanti ai cancelli della Poliambulanza la protesta è iniziata nel primo pomeriggio con bandiere, volantini e cartelli; il presidio è cominciato alle 13 e ha poi lasciato spazio, poco dopo, a un’assemblea dei lavoratori tenuta entro il perimetro dell’ente.

La segretaria generale della Fp Cgil di Brescia, Nadia Lazzaroni, ha spiegato le difficoltà organizzative: molti lavoratori si sono fermati «alla spicciolata» per motivi di turno, ferie o pausa e alcuni temono ripercussioni a essere visibili. «Li capisco: è difficile esporsi, si ha paura di ripercussioni», ha detto Lazzaroni, sottolineando l’importanza di rendere pubblica la situazione.

La mobilitazione è stata condotta a staffetta davanti a diverse strutture cittadine: le cliniche Sant'Anna e San Rocco, l'Ics Maugeri, il Presidio Fatebenefratelli, Villa Barbarano, la Domus Salutis e, infine, la Poliambulanza. L’iniziativa è partita martedì 22 settembre e si è conclusa giovedì, con tre giorni di volantinaggi, presidi e assemblee svolti nel tempo libero dei lavoratori che hanno aderito.

Al centro della vertenza c’è il mancato rinnovo del contratto nazionale della sanità privata, fermo da otto anni: «l'ultimo rinnovo risale al 2020, dopo un precedente periodo di attesa di quattordici anni e quando il contratto era già scaduto dal 2018», ricordano i sindacati. Nel frattempo, dicono Cgil, Cisl e Uil, il costo della vita è aumentato e il divario retributivo rispetto alla sanità pubblica si è allargato.

Secondo la Cgil, i lavoratori della sanità privata percepiscono stipendi inferiori di circa 300-400 euro rispetto ai colleghi del pubblico. Il segretario generale della Cisl Fp Brescia, GianMarco Pollini, ha parlato di «dumping contrattuale»: a parità di professionalità il pubblico può offrire condizioni economiche migliori e favorire così il passaggio di personale, con difficoltà per le strutture private a trattenere personale qualificato.

Pollini ha inoltre osservato che in alcune realtà private vengono adottate soluzioni individuali per trattenere figure specializzate, generando però frammentazione tra i lavoratori. Sul piano legislativo i sindacati ricordano un emendamento che prevedeva una clausola di salvaguardia in caso di mancato rinnovo dei contratti, non approvato per il settore della sanità privata e socio-sanitaria, mentre un’altra proposta è inserita nel decreto Pa, ancora in fase di conversione, che collegherebbe le risorse destinate alle strutture accreditate all’adeguamento dei contratti applicati ai lavoratori.

A Brescia sono interessati dalla vertenza circa cinquemila lavoratori; a livello nazionale la stima fornita dai sindacati è di trecentomila persone. «Una situazione davvero», ha commentato Paolo Bertoli, segretario generale della Camera del Lavoro di Brescia, «Questi lavoratori sono in ritardo di otto anni rispetto ai loro colleghi della sanità pubblica».

I sindacati denunciano inoltre difficoltà di reperimento e retention di figure come infermieri, Asa e Oss, aggravate dai turni e dalle condizioni contrattuali. Demetrio Barbagiovanni, della segreteria della Uil Fpl di Brescia, ha osservato che nel pubblico sono stati rinnovati i contratti negli ultimi anni e che il divario con il privato è arrivato, secondo stime sindacali, a circa 350 euro netti al mese.

Al presidio sono arrivate testimonianze dirette sui riflessi economici del mancato rinnovo: un lavoratore ha richiamato il dato sull’inflazione, indicata nel testo sindacale al 21,2%, e ha ricordato che all’ultimo rinnovo del 2018 fu erogata una tantum di mille euro a titolo di arretrati. Per molti la questione riguarda anche il futuro previdenziale: la mobilitazione ha visto la partecipazione anche di lavoratori prossimi alla pensione con assegni «poco superiori ai mille euro», come riportato dai sindacati.

La Cgil collega la vertenza alla discussione sul finanziamento del Servizio sanitario nazionale e sostiene una proposta di legge di iniziativa popolare promossa dalla Camera del Lavoro che chiede di portare il finanziamento della sanità al 7,5% del Pil. Per i sindacati, la carenza di risorse incide sulle condizioni retributive e sulla capacità delle strutture di trattenere professionalità.

La staffetta davanti alle strutture bresciane si è conclusa, ma la vertenza continua: «Concludiamo questa settimana», hanno detto i segretari durante l’assemblea, «ma andremo avanti finché non si firma». L’obiettivo immediato indicato dai sindacati è tornare al tavolo nazionale con le associazioni datoriali per riaprire la trattativa e ottenere il rinnovo del contratto dopo otto anni.

Fonte: Raccontiamo Brescia

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