Brescia · 09 Settembre 2026

Processo sull’ex Selca: assolto il curatore fallimentare Giacomo Ducoli

Il gup Marco Vommaro ha stabilito che «il fatto non costituisce reato». Fuori dal tribunale proteste degli ambientalisti per il rischio che i costi della bonifica ricadano sulla collettività.

Processo sull’ex Selca: assolto il curatore fallimentare Giacomo Ducoli

Il giudice per l’udienza preliminare Marco Vommaro ha assolto Giacomo Ducoli, curatore fallimentare dell’ex Selca, dall’accusa di deposito incontrollato di rifiuti e di inquinamento ambientale. La sentenza è stata pronunciata nella mattinata di mercoledì 9 settembre 2026 con la formula «il fatto non costituisce reato».

Il pubblico ministero Donato Greco aveva chiesto la condanna a un anno e sei mesi. Ducoli, commercialista di Breno, è stato difeso dagli avvocati Luigi, Giovanni e Giordana Frattini. Durante il processo la difesa ha sostenuto che il curatore aveva operato nei limiti delle risorse disponibili e dopo aver ottenuto le autorizzazioni del Tribunale fallimentare; questa ricostruzione è stata accolta dal giudice.

Al centro della vicenda ci sono gli oltre 37.500 metri cubi di rifiuti speciali e pericolosi rimasti nello stabilimento di Forno Allione, a Berzo Demo, dopo il fallimento della Selca nel 2010. Si tratta di scorie con elevate concentrazioni di fluoruri e cianuri, esposte per anni agli agenti atmosferici e ritenute responsabili della contaminazione della falda acquifera.

Secondo l’imputazione, il curatore non avrebbe dato seguito alle ordinanze degli enti pubblici né adottato in tempo gli interventi necessari a impedire l’aggravamento della situazione; la difesa ha invece rimarcato i vincoli di risorse e l’esistenza di autorizzazioni giudiziarie. Il procedimento si inserisce in una vicenda giudiziaria iniziata nel 2010 e già sfociata in un precedente processo concluso con un’assoluzione per fatti riferibili ad altri periodi.

Regione Lombardia e il Comune di Berzo Demo si sono costituiti parte civile e hanno posto anche il profilo economico del danno. La Rete Ambiente Lombardia, presente con una delegazione fuori dal tribunale, ha espresso amarezza per la decisione: «Chi inquina, quindi, non paga le spese di tutela del territorio», ha detto il portavoce della rete. Gli ambientalisti hanno ricordato che, a loro avviso, già dal 2010 sarebbero esistiti strumenti per intervenire e per avviare azioni di rivalsa nei confronti di soggetti della filiera metallurgica, richiamando anche il precedente della Caffaro.

Dal presidio è giunta l’espressione critica che definisce la vicenda come un «fallimento lavatrice», ovvero la strategia che renderebbe le società veicolo terminali utili a scaricare rifiuti e costi di bonifica sulla collettività. Rete Ambiente Lombardia ha ricordato anche la Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti del 2011, che indicò la rimozione dei materiali e l'azione civile lungo la filiera come vie da percorrere.

Gli attivisti hanno inoltre richiamato il rischio per il fiume Oglio e il corridoio ecosistemico sino al lago d’Iseo nel caso di fenomeni di esondazione; tra i presenti Giacinto Musicco ha fatto riferimento al concetto, oggi recepito anche a livello normativo, di danni catastrofici agli ecosistemi.

Sulla rimozione delle scorie è intervenuta Regione Lombardia, che ha previsto il trasferimento in un deposito sotterraneo a Heringen, nel land tedesco dell’Assia. Le prime operazioni sono state avviate: la curatela ha messo a disposizione circa 2,1 milioni di euro per il primo lotto, stimato tra le 3 e le 5 mila tonnellate. Regione Lombardia ha stanziato inizialmente 2 milioni e poi altri 10 milioni provenienti dai fondi di coesione europei, insieme a risorse del Fondo Comuni Confinanti e degli enti locali, per un totale disponibile vicino ai 19 milioni.

La bonifica completa è valutata intorno ai 24 milioni di euro. Per reperire risorse la Regione aveva chiesto una provvisionale immediatamente esecutiva da 13 milioni di euro a titolo di danno patrimoniale. Gli ambientalisti hanno sottolineato che tali somme servirebbero «a rimediare al disastro senza che a pagare siano, ancora una volta, le tasche dei contribuenti». Tra i possibili sviluppi, citati dalle parti sociali, c’è l’ipotesi di un esposto alla Corte dei Conti per un presunto danno erariale.

«Questa giornata è stata comunque significativa — ha commentato Bresciani —. Ora dovremo leggere quanto previsto negli atti e le motivazioni della sentenza, che saranno depositate nei prossimi 90 giorni, ma continueremo a vigilare.»

Fonte: Raccontiamo Brescia

Torna a Brescia