Dalla Croazia rientrati 570mila euro confiscati nell'inchiesta 'Evasione continua'
La Guardia di finanza di Brescia ha eseguito la confisca dopo il provvedimento definitivo delle autorità croate; il totale recuperato raggiunge circa 970mila euro
La Guardia di finanza di Brescia ha eseguito la confisca di 570mila euro, disposta dalla Procura generale, su somme che si trovavano su conti correnti in Croazia e che ora sono rientrate in Italia. Si tratta dell'ultimo capitolo dell'inchiesta "Evasione continua", conclusa nel febbraio del 2020, che aveva portato alla scoperta di un sistema basato su crediti fiscali inesistenti, fatture false e trasferimenti di denaro all'estero.
Nei mesi precedenti, sempre nell'ambito dello stesso procedimento, erano già stati confiscati circa 400mila euro su altri conti croati; con l'ultima confisca il totale recuperato arriva quindi a circa 970mila euro.
Al centro della vicenda c'è Stefania Franzoni, ex commercialista bresciana, classe 1970, indicata dagli investigatori come la figura di vertice dell'organizzazione. Secondo la ricostruzione dell'inchiesta, nel suo studio sarebbe stato gestito un sistema che produceva e metteva in circolazione crediti Iva inesistenti e fatture false, poi utilizzati per ridurre le imposte da pagare. Nella sentenza della Corte d'Appello di Brescia Franzoni viene definita "La mente organizzativa del gruppo criminale".
L'inchiesta aveva portato alla luce un giro di crediti e fatture false per circa mezzo miliardo di euro, con profitti illeciti superiori ai 20 milioni. Parte del denaro sarebbe stata trasferita all'estero e occultata tramite conti e società riconducibili al gruppo.
Franzoni era stata condannata in primo grado nel 2022 e la sentenza è diventata definitiva il 22 novembre 2023, con una pena di 6 anni e 6 mesi di reclusione per i reati contestati nell'ambito dell'inchiesta, tra cui associazione per delinquere, emissione di fatture per operazioni inesistenti, indebita compensazione di crediti d'imposta e autoriciclaggio. La nuova confisca riguarda le somme che erano state sequestrate in Croazia nel corso dell'inchiesta.
Il recupero del denaro è stato reso possibile dopo che il Tribunale di Pula aveva disposto la confisca nel marzo 2024; il provvedimento è diventato irrevocabile nel maggio 2026, consentendo il trasferimento delle somme in Italia.